Nuove mappe per le imprese

C’è un disallineamento tra quanto la scienza sa e ciò che le imprese praticano. Ci sono tante scoperte delle scienze sociali – psicologia, neuroscienze, antropologia, filosofia, scienze della complessità ecc – che dimostrano tante cose su come siamo fatti e su come ci comportiamo, come apprendiamo, come motiviamo le persone, a quali condizioni possiamo creare qualcosa di nuovo e innovare.

Ebbene, spesso facciamo l’opposto. Non perché siamo stupidi o cattivi. A volte è proprio il buon senso o l’intuito che ci frega. Il buon senso era anche quello che ci faceva credere che la terra fosse piatta oppure che fosse il sole a girare intorno alla terra. Non sembra forse cosi?

Andiamo in giro con mappe dell’800 e ci meravigliamo che siamo confusi, che non troviamo le strade e fatichiamo a crearne di nuove.

Le nuove tecnologie, inoltre, sono solo uno strumento e non indicano nessuna strada. Abbiamo bisogno di nuove teorie, di nuove mappe, nuove conoscenze che ci aiutino a vedere ciò che ci circonda.

Consideriamo il caso della comunicazione: non è più un aspetto che riguarda solo gli specialisti del settore, ma è connessa alla strategia d’impresa. Cosa faccio, come lo faccio e come lo comunico sono la stessa cosa.

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Una bottiglia di vino, per fare un esempio, può costare € 2 , € 5, € 10, € 20, € 40, € 50, € 100 o anche di più. Cosa sto vendendo? Una bevanda, il frutto di anni di lavoro, una ricerca continua, un legame ritrovato con la terra, un’ esperienza unica, un sogno…?

C’è un valore simbolico che va molto oltre al semplice succo d’uva spremuto: raccontare qualcosa del proprio prodotto e della propria fatica è strettamente connesso al proprio lavoro; non sono solo parole, ma è qualcosa di tremendamente concreto.

Ogni fascia di prezzo indica un lavoro diverso, ed è fondamentale aiutare il cliente a riconoscere il valore di quello che facciamo, senza dare per scontato che lo capisca da solo.

Comunicare non è solo trasmettere informazioni: le parole creano mondi e trasformano la realtà. Non si tratta di diventare dei “persuasori occulti” che manipolano i messaggi e fanno credere alle persone quello che vogliono. Se questo fosse vero, allora non conterebbe lavorare sul prodotto, sulla qualità, sull’identità. Ma è anche vero che se lavoro sulla qualità, questa non passa in modo “automatico”, dobbiamo aiutare le persone a comprenderne il valore.

Ci sono alcune “trappole cognitive” e miti che ancora resistono ed è bene sfatare. Quante cose facciamo solo perché diamo per scontate, senza metterle in discussione o perché non pensiamo si possa fare in modo diverso?

Contrariamente a quanto siamo abituati a credere le imprese (dalle piccole alle grandi, comprese le multinazionali) continuano a basare le loro decisioni e la loro comunicazione su assunti obsoleti, non provati, e fondati più sulla tradizione popolare che sulla scienza.

Discuteremo di questi temi, lunedì 12 giugno in un corso rivolto a tutti coloro che hanno ruoli di responsabilità, imprenditori, manager, gestori di attività ricettive.

Per maggiori informazioni e iscrizioni: “Il nuovo ruolo dell’imprenditore”

 

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