Followership. Cosa ho imparato da Andrea Zorzi

Si parla tanto di leadership, ma mai avevo letto una riflessione così profonda e intelligente sul ruolo e l’importanza fondamentale di un buon follower.

Spesso, infatti, si sottolinea l’importanza del lavoro di squadra concentrandosi soprattutto sul ruolo e le responsabilità del team-leader ( o dell’allenatore nel caso dello sport), ma i giocatori o i singoli lavoratori come possono fare la differenza?

Ecco una bellissima testimonianza di Andrea Zorzi riportata da Marcello Svaldi in un post su Facebook.

“Ho avuto l’opportunità di ascoltare Andrea Zorzi  – scrive Svaldi – nel corso di uno dei numerosi eventi del Festival dello Sport in Trentino. E’ stata davvero sorprendente la capacità di Zorro di comunicare, di coinvolgere e di trasferire le sue idee. Ecco alcuni spunti”.

Follwership e Leadership. Io non sono mai stato e non voglio essere un allenatore, ma credo di essere stato un buon compagno di squadra. Non un leader, ma un follower.

Quella del “membro di una squadra”, ovvero di colui che deve fare del proprio meglio in un contesto deciso da altri, è una posizione molto comune da rivestire nella vita.

E allora cosa fa di noi dei buoni followers?

1) Esprimi pure i tuoi dubbi, non per farti dare ragione, ma per essere comunque pronto ad ascoltare ed a seguire le indicazioni del leader.

2) Ricorda che il leader vede le cose dal punto di vista della squadra. Talvolta tu sarai troppo coinvolto personalmente per vedere secondo il suo punto di vista. Quindi non porti troppe domande e fai del tuo meglio nel tuo ruolo.

3) Nel Volley la zona tra due giocatori si chiama zona di conflitto. Se la palla arriva lì è un casino. E allora la regola aurea è: MAI dire TUA! Cioè mai dire: prendi tu la palla. Questo significa prendersi le proprie responsabilità ed avere il coraggio di agire.

Quando iniziai a giocare in nazionale, Julio Velasco (l’allenatore) mi chiamò nel suo ufficio e mi chiese: “Zorro, cosa devi fare per diventare il migliore schiacciatore del mondo ?”

Non sapevo cosa rispondere, molto agitato. Ho iniziato a parlare di crescita personale, di impegno, di battute, di muri …

E lui mi disse: “che ruolo giochi ?”

“Schiacciatore”

“E quindi cosa devi fare ? Impegnati a schiacciare meglio”.

Ancora oggi penso alla banalità di quell’insegnamento, che però mi ha cambiato la carriera. Ogni giocatore di quella fantastica nazionale, che ha vinto quasi tutto quello che c’era da vincere, ha passato almeno 8 ore al giorno a dare il proprio meglio, focalizzati nel proprio ruolo e nel proprio compito. E seguendo la famosa regola di Velasco: niente alibi; niente scuse.

Alle Olimpiadi eravamo il Dream team, super favoriti secondo tutti. In semifinale giocammo contro l’Olanda. Eravamo 16-16. Chi faceva il prossimo punto avrebbe vinto. Vedo ancora la palla schiacciata dagli olandesi che tocca il nostro muro e finisce fuori. Il Dream team era eliminato.

Julio Velasco, l’allenatore, ci disse: “Cosa dobbiamo fare ora ? Semplice: vinciamo le prossime due partite di me**a per arrivare quinti, così avremmo imparato a perdere. Perché non tutti sanno perdere.”

POSTILLA

Fin qui le frasi di Andrea Zorzi riportate da Marcello Svaldi.

Mi piace riprendere il punto 1 (Esprimi i tuoi dubbi) e il punto 2 (Non porti troppe domande): due aspetti che meritano un approfondimento visto che sono potenzialmente in contraddizione.

In un gruppo, infatti, è fondamentale esprimere i propri dubbi, dire la propria idea, smettere di essere in silenzio solo perché spesso fa più comodo e si evitano guai (ma si evitano anche responsabilità).

Per fare questo ci vuole coraggio ed è un comportamento che aiuta enormemente sia il gruppo, sia il leader che smette di essere circondato solo da yes man.

C’è una frase che ripeto sempre nei miei seminari: “Quando capo e collaboratore sono sempre d’accordo uno dei due non serve”.

D’altra parte ogni pregio portato all’eccesso diventa un difetto.

Ad un certo punto diventa fondamentale fidarsi, riconoscere che il proprio punto di vista è necessariamente parziale e limitato, e quindi la cosa più importante e utile per il gruppo è quella di concentrarsi sul proprio lavoro senza farsi troppe domande.

Un buon follower è quello che riesce a bilanciare i due aspetti, un compito per niente facile, difficile quanto quello del leader e spesso meno riconosciuto, ma fondamentale per un ottimo lavoro di squadra.

Grazie Zorro per questi ottimi spunti di riflessione! E grazie a Svaldi, per il suo prezioso post.

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