Che persone assumo?

Quando un imprenditore deve scegliere un direttore per la propria azienda c’è un problema ricorrente, di cui spesso non si coglie la potenziale pericolosità: assumere chi la pensa esattamente come lui (in particolare per i ruoli più importanti e delicati dell’azienda).

Alter Ego. Per facilitare i rapporti personali, per la speranza di una omogeneità di vedute, di una effettiva interscambiabilità di scelte e decisioni, per un comprensibilissimo bisogno di sicurezza e di tranquillità, l’imprenditore cerca nel manager, il suo clone, il suo “alter ego”.

Credo che molti considerino la cosa come logica e normale, ma cerchiamo di capire i pericoli e vincoli di questa scelta che, evitando di prendere in considerazione una figura sostanzialmente contrapposta, priva l’azienda di una grande opportunità: la complementarietà fra le figure di maggior rilievo dell’azienda.

Asimettria di ruoli. Il confronto non è facile, gestire i contrasti è addirittura molto difficile e richiede competenze specifiche; all’imprenditore, in particolare, sono richieste grande intelligenza ed ancor maggiore sensibilità, cercando di agevolare la posizione del  manager, che dei due, è certamente quello in maggior difficoltà. Lui, si trova di fronte il suo datore di lavoro, non un subalterno. A volte può essere assai complicato porsi in contrapposizione. Ma non è mai valutata abbastanza, la ricchezza che può scaturire da una tale collaborazione.

La solitudine del potere. Non si dimentichi che un ruolo di “potere” soffre di grande solitudine.

Salvo rare eccezioni, si è circondati di persone che cercano soprattutto di essere compiacenti e  che sono critiche solo in separata sede.

Di solito, un confronto vero, di una qualche utilità, è possibile solo al di fuori dell’azienda; talvolta si riesce a realizzarlo in sede di associazione di categoria o ad un seminario, ma accade molto raramente e comunque con persone che non vivono la realtà dell’impresa, che non conoscono il dettaglio dei problemi.  Discuterne con il più importante dei propri collaboratori, sarebbe prezioso per l’azienda, oltre che per i diretti interessati.

Il manager. Non servono rapporti di amicizia, per un contraddittorio professionale. È il manager qui, a dover dimostrare intelligenza e sensibilità nel mantenere le cose sul giusto piano, nell’assoluto rispetto dell’imprenditore, dei suoi spazi, senza allargamento di confini, né invasioni di campo.

Va da sé, che il manager debba poi sostenere, con tutte le forze, anche le scelte che egli non avrebbe fatto; ma che una volta effettuate, diventano totalmente sue. Senza rimpianti.

Non deve mai a saltar fuori la frase: «io l’avevo detto…». Potrebbe solo rappresentare il segnale di arrivo al capolinea, la fine del rapporto di collaborazione.

La diversità dei punti di vista. Resta ancora un altro aspetto da evidenziare nell’assumere chi la pensa esattamente come noi: il rischio è l’omogeneità delle valutazioni.Se, da un lato, possono essere addirittura superflui due pareri concordanti (al di là del reciproco conforto), esiste il pericolo che a fronte di una situazione anomala, nessuno in azienda sappia leggerla per tempo, né sia in grado trovare adeguate soluzioni.

Tutto ciò suggerisce una precisa indicazione: non cercate di tenere al vostro fianco, chi vi rassomiglia di più; anche se ciò costa molto di più in termini di dedizione e impegno.

La cosa vale per l’imprenditore ed il manager, così come per il manager ed i suoi collaboratori.

Non è una decisione facile da prendere e lo è ancor meno, la sua pratica quotidiana. Ma l’obiettivo non è la quiete, è la tempesta (dei cervelli).

 

2 thoughts on “Che persone assumo?”

  1. Mi permetto di aggiungere un altro aspetto ricorrente nella scelta del manager: designare il più bravo a svolgere il lavoro e non badare alle sue capacità di gestire dei collaboratori. Insomma, una persona che “sa fare”, ma non è in grado di “far fare”.

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    1. Concordo perfettamente. E collegato a questo nasce la domanda: “qual’è il lavoro del manager?”. Se il suo compito è gestire i collaboratori deve essere bravo a fare quello e non altro. E deve avere le competenze e le conoscenze più avanzate per svolgerlo.

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