Sheila Jasanoff, le frontiere etiche dell’innovazione

Sheila Jasanoff, professoressa di “Science and technology studies” alla Harvard Kennedy School di Boston si è molto interrogata sul rapporto tra tecnologia e democrazia.

La tecnologia e gli oggetti tecnologici, ben lontani dall’essere entità “neutre” come potrebbero sembrare, hanno in realtà un grande peso politico, a tal punto che le loro conseguenze sull’essere umano meriterebbero di essere argomento di dibattito pubblico.

Riporto qui una sintesi dell’intervista realizzata dal National Geographic durante il Festival delle Scienze di Roma, dove ha tenuto una conferenza dal titolo “Le frontiere etiche dell’innovazione”: una critica importante e profonda ad alcuni paradigmi che diamo per scontati e che per questo non vediamo.

Una riflessione da leggere e meditare con attenzione.

Non solo per chi si occupa di comunicazione e politica, ma anche per tutti gli imprenditori, responsabili, liberi professionisti che desiderano comprendere meglio alcuni problemi quotidiani delle imprese: la creazione di fiducia, la progettazione, la relazione, i limiti dell’intelligenza artificiale e il ruolo dell’imperfezione, la creazione di nuovi mondi. 

Ogni risposta è profonda e densa di implicazioni: alcune ho provato ad esplicitarle con alcuni miei commenti in calce alle sue risposte.

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Facciamo innovazione? Intervista a Enrico Pezzi, ingegnere e consulente

Enrico Pezzi, è un ingegnere meccanico che da quasi trent’anni lavora allo sviluppo di nuovi progetti meccanici e meccatronici: in particolare ha gestito (e continua a gestire) progetti per il settore aerospaziale, per la Formula 1, per componenti di auto, moto, biciclette e veicoli in genere.

Dalla sua esperienza emerge come l’innovazione di cui tanto si parla, non sia sempre al centro delle preoccupazioni di tante nostre imprese.

Anzi, troppo spesso nelle aziende si respira un’aria stanca, un po’ da sconfitti, dove ognuno preferisce rimanere fermo per non rischiare quello che ha.

Un’analisi lucida, spietata, ma estremamente concreta della crisi contemporanea.

In tanti settori – sottolinea Pezzi – abbiamo un mercato saturo, con clienti che non hanno più tanti soldi e che hanno già tutto e per questi due motivi sono disposti a comprare solo qualcosa di nuovo e che porta effettivi vantaggi. E abbiamo diverse aziende che presentano prodotti non nuovi, che non portano vantaggi e che si lamentano che non vendono.

Per fortuna ci sono le eccezioni e qualche speranza in più nasce da nuove imprese, anche se spesso ancora piccole.

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Filosofi e Data Analyst

Il 5 marzo 2019 durante una trasmissione radiofonica di una importante emittente nazionale, si parlava di come la tecnologia sta trasformando il mondo del lavoro.

Tanti lavori spariranno, ma al contempo ce ne saranno di nuovi: molti non siamo neanche in grado di immaginarli, altri invece stanno già emergendo. Per esempio possiamo facilmente ipotizzare che in futuro saranno sempre più ricercati coloro che si occuperanno di analizzare e confrontare i dati: in poche parole i Data Analyst.

Non è importante citare la trasmissione (si dice il peccato, ma non il peccatore). E qual è il peccato in questo caso?

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Il limite e la fatica. Riflessioni sull’IA

Fra i tanti temi che riguardano il futuro del digitale, i big data e le nuove frontiere dell’Intelligenza Artificiale (IA) comincia ad essere sempre più pressante il desiderio di costruzione di senso.

Fino a qualche anno fa, quando si parlava di questi temi, il punto centrale era convincere cittadini, politici, aziende e pubblica amministrazione che l’innovazione digitale era il futuro e avrebbe portato grandi benefici.

Ora questo è diventato palese. Non c’è più nessuno da convincere.

Il passo successivo è decidere cosa fare e perché, in altre parole diventa sempre più urgente affrontare in modo adeguato il problema del senso.

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Qualcosa di stupidamente intelligente

Ogni giorno computer e robot riescono a compiere nuove attività, in modo sempre più veloce e più affidabile sostituendo le persone anche in attività intellettuali e impiegatizie.

Secondo uno studio della McKinsey del 2017 il 49% dei lavori attualmente svolti da persone fisiche potranno essere automatizzati, comprese professioni insospettabili come contabili, legali, cuochi, chirurghi.

Possiamo quindi, dire che l’intelligenza artificiale ha raggiunto quella umana o addirittura che l’ha superata?

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La conquista dell’abbondanza

E’ stato Feyerabend nel libro omonimo del 2002, a usare l’espressione “conquista dell’abbondanza”.

Feyerabend descriveva il processo attraverso cui noi conosciamo qualche cosa che ci si presenta inevitabilmente come abbondante, strabocchevole di segnali e informazioni.

“Il mondo in cui noi abitiamo – scrive – è abbondante al di là della nostra più audace710brs2jLGL immaginazione. Vi sono alberi, sogni, tramonti; temporali, ombre, fiumi; guerre, punture di zanzara, relazioni amorose; ci vivono persone, Dei, intere galassie […] Solo una piccolissima frazione di tale abbondanza influenza le nostre menti. Ed è una benedizione, non uno svantaggio. Un organismo superconscio non sarebbe supersaggio, ma paralizzato”.

Feyerabend si riferisce al processo di semplificazione che opera la scienza per conoscere i fenomeni, ma quest’opera di riduzione della complessità – assolutamente necessaria per conoscere la realtà – oggi assume un significato particolare, perché, per la prima volta nella storia, abbiamo accesso ad una quantità potenzialmente infinita di dati.

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La quarta rivoluzione: quale progetto per l’era digitale?

Devo ringraziare Massimo Ferrario per avermi fatto scoprire questo video e riprendo le sue parole per descrivere un intervento – a mio avviso – davvero magistrale.

Il tempo da dedicare è tanto, ma è tutto intellettualmente da ‘godere’: regalatevi questa ora e mezza di audio-video e non ve ne pentirete. 

Farete girare il cervello, con qualche conseguente emozione, sugli stimoli, originali e di alta qualità, di Floridi e vi verrà solo voglia di approfondirli e rimeditarli. E questo, oltre che per i contenuti, anche per lo stile, limpido, chiaro e coinvolgente.

Forse, unico limite sta nel fuoco di fila dei pensieri, non consueti, che vi ‘cadranno addosso’: i quali, nonostante il tono e la modalità equilibrata dell’esposizione, si susseguono, affascinanti, come piccole bombe pirotecniche nel cielo (dal blog Mixtura).

Floridi

Luciano Floridi (professore di filosofia ed etica dell’informazione all’Università di Oxford), youtube, 6 giugno 2017 (video 95min22)

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