La quarta rivoluzione: quale progetto per l’era digitale?

Devo ringraziare Massimo Ferrario per avermi fatto scoprire questo video e riprendo le sue parole per descrivere un intervento – a mio avviso – davvero magistrale.

Il tempo da dedicare è tanto, ma è tutto intellettualmente da ‘godere’: regalatevi questa ora e mezza di audio-video e non ve ne pentirete. 

Farete girare il cervello, con qualche conseguente emozione, sugli stimoli, originali e di alta qualità, di Floridi e vi verrà solo voglia di approfondirli e rimeditarli. E questo, oltre che per i contenuti, anche per lo stile, limpido, chiaro e coinvolgente.

Forse, unico limite sta nel fuoco di fila dei pensieri, non consueti, che vi ‘cadranno addosso’: i quali, nonostante il tono e la modalità equilibrata dell’esposizione, si susseguono, affascinanti, come piccole bombe pirotecniche nel cielo (dal blog Mixtura).

Floridi

Luciano Floridi (professore di filosofia ed etica dell’informazione all’Università di Oxford), youtube, 6 giugno 2017 (video 95min22)

Riporto due brani: uno dalla presentazione del suo ultimo libro e un breve stralcio dell’intervento in cui Floridi  risponde alla domanda sulla velocità di avanzamento delle nuove tecnologie, una velocità che sembra preoccupante; solo due piccoli “assaggi” per capire il livello di analisi e di profondità di Floridi, ma anche la sua straordinaria semplicità di linguaggio.

Oggi, nelle società avanzate dell’informazione, chiedere se si è online o offline è diventata una domanda senza senso.

Immaginiamo che questa domanda ci arrivi attraverso il nostro smartphone, collegato alla nostra autoradio tramite Bluetooth, mentre stiamo guidando seguendo le istruzioni di un Gps, che sta a sua volta scaricando le informazioni sul traffico in tempo reale: è evidente che noi non siamo né online né offline, ma onlife.

È come se qualcuno chiedesse se l’acqua è dolce o salata là dove il fiume incontra il mare. Viviamo sempre di più in quello spazio speciale che è contemporaneamente analogico e digitale, simultaneamente online e offline. E in questo ambiente le nostre tecnologie si sono rapidamente sviluppate.

Come le mangrovie che crescono bene nell’acqua salmastra. In questa società delle mangrovie, tutti i dati rilevanti disponibili (o quasi) sono leggibili da una macchina attraverso un codice.

Decisioni e azioni possono essere prodotte automaticamente attraverso sensori, attuatori e applicazioni che eseguono comandi, che a loro volta attivano precise procedure: dal controllare o eseguire test su un paziente al comprare o vendere obbligazioni.

Quali sono le conseguenze di una trasformazione così radicale? Quale progetto umano dobbiamo perseguire nella “società delle mangrovie”? (dalla presentazione del libro “La quarta rivoluzione”, 2017, Raffello Cortina Editore)

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(…) È anche vero che il problema non è tanto quanto velocemente stiamo procedendo, quanto la direzione in cui stiamo andando.

Immaginiamo di essere molto contenti della direzione presa: vorremmo andare ancora più veloci. Il problema è che non siamo tanto sicuri di aver preso la direzione giusta.

Allora il problema della velocità è questo. È come se uno ti dicesse: “Guarda stiamo andando molto veloci e non sappiamo se c’è un muro alla fine”. Allora sono preoccupato. Il problema della velocità con cui la tecnologia sta avanzando è perché non abbiamo capito in quale direzione questa tecnologia ci sta portando.

Lo sappiamo, per esempio, che stiamo andando in una direzione che è favorevole all’ambiente, ai valori umani, ad un altra vita, a meno ineguaglianza? Oppure stiamo prendendo la strada sbagliata?

Se noi questo non lo abbiamo deciso e non ce lo stiamo chiedendo in maniera critica, allora la preoccupazione della velocità è altissima.

Quindi… stiamo arrivando presto dove vogliamo arrivare? O stiamo andando velocemente verso il baratro? È questo che è preoccupante. Qui però la politica ha gravi responsabilità. (sbobinatura dell’intervento da 1:07:00 a 1:08:20)

One thought on “La quarta rivoluzione: quale progetto per l’era digitale?”

  1. Per prepararci all’eventualità di scoprire che stiamo andando in una direzione sbagliata credo si dovrebbe disporre di un AIR2BAG, cioè di un dispositivo, anzi no, di un processo, che permette di Acquisire e Integrare Risorse e Relazioni per Bisogni Abilitati a Gestirle.

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