Il nuovo #ruolo del Capo

Uno dei libri più profondi e importanti letti ultimamente è “Per comprendere #Lhumann. Una necessità per le classi dirigente” di Hans George Moeller che contiene l’appendice di Francesco Zanotti “Oltre Lhumann, per costruire un nuovo sviluppo”.

A proposito di motivazione, organizzazione e cambiamento, Zanotti scrive una pagina che ho trovato esemplare e mi piace condividere.

Anche perché troppo spesso si parla di cambiamento ma con un linguaggio che troppe volte richiama una organizzazione ancora di stampo meccanististico-fordista. D’altra parte sarebbe più corretto affermare che una organizzazione “evolve”, piuttosto che “cambia”.

E un grande dibattito aveva suscitato anche l’intervento di Francesco Starace che a maggio del 2016 alla domanda “Come si fa a cambiare una organizzazione?” aveva usato espressioni da missione militare (infiltrati, ispirare paura, distruggere fisicamente, creare malessere) che fanno pensare ad un organizzazione ancora di stampo militare, in cui deve credere-obbedire-combattere

Ebbene, Zanotti in questa pagina parla di un altro mondo, un altro modo di dirigere e governare (e per chi volesse approfondire tutto ciò è anche supportato scientificamente da numerosi studi di organizzazione e strategia d’impresa).

Il nuovo ruolo del Capo, a qualunque livello, non è di avere le idee, né di avere il potere per imporle e farle realizzare.

Il suo nuovo ruolo è di mobilitare le esistenzialità profonde delle persone che da lui dipendono e sintetizzarne il contributo. Oggi tutti parlano di valorizzazione delle risorse umane o di partecipazione, ma intendono “manipolazione”. La convinzione è che le risorse umane siano importanti per realizzare (bene e con entusiasmo) quello che qualcun altro ha deciso. La convinzione è che i cittadini vadano blanditi per ottenerne il consenso.

Il progetto di futuro che emerge da ogni processo di governo imprenditoriale, se il processo “ha funzionato”, deve essere assolutamente sorprendente per tutti coloro che hanno partecipato a redigerlo. La sorpresa rivela che il progettare con altri non è una fatica aggiuntiva, uno spreco di tempo. E’ la scoperta concreta che gli altri hanno contributi decisivi che noi mai avremmo immaginato.

Il capo per primo deve essere meravigliato. Di più, l’intensità della sua meraviglia è la misura del suo successo nel governare il progetto di progettualità imprenditoriale”.

4 thoughts on “Il nuovo #ruolo del Capo”

  1. Ciao, sono il ‘Magari’ che bazzica N&U.
    Ho sbirciato qualche articolo del tuo blog, che è interessante. Mi ha fatto molto piacere trovare alcune delle mie letture e influenze nella tua lista di presentazione.
    I temi trattati (su N&U, ma anche qui), mi interessano e mi appassionano: mi piacerebbe affrontarne qualcuno e cercare delle strategie alternative e concrete per capire meglio il mondo contemporaneo – e forse quello che ci aspetta.
    A presto.

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    1. Andrea, grazie dei complimenti e del contributo alla discussione. Il libro su Lhumann (come l’appendice di Zanotti) a mio avviso sono esemplari per capire il mondo contemporaneo e il sottotitolo è perfetto: “una necessità per le clessi dirigenti”. Tutto diventa più chiaro e si vede come gran parte delle azioni sono solo “danze della pioggia”. La danza della pioggia è un rituale importante, non va eliminato, però dobbiamo essere consapevoli del suo senso.

      P.S.
      Cosa intendi esattamente con quando scrivi “mi piacerebbe affrontarne qualcuno”?

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      1. Non ho letto il libro su Lhumann, ma sono d’accordo con te che le ‘danze della pioggia’, a questo punto della storia, potrebbero nascondere significati e sensi di cui avevamo scordato la funzione.
        Allo stesso modo ho la sensazione costante che gran parte delle direttive date dagli accademici (almeno: quelle di cui si è occupata la divulgazione) sulla leadership e sul marketing siano in realtà delle mode, con molto fumo e poco arrosto, distinzioni cavillose e scoperte dell’acqua calda nei migliori dei casi.
        Credo si possano criticare certe teorie, e ambire a definire meglio i meccanismi della leadership – almeno dal punto di vista comunicativo.

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