Il margine: luogo privilegiato per la bellezza, l’innovazione e l’apprendimento.

“Ho sempre amato i luoghi di confine tra due culture: Trieste il mare e la Mitteleuropa; Venezia che non appartiene al Veneto ma all’oriente; la Provenza, uno dei tanti sud del mondo, un ponte tra l’Italia e la Spagna, una Francia lenta, ebbra dei suoi paesaggi, intrinsecamente meridionale nello stile di vita; l’Andalusia araba; la mia amata Sicilia, greca, araba e normanna, spagnola, barocca nei suoi dolci e nei suoi palazzi , un pezzo di medioriente in Europa.

Cosa hanno questi luoghi in comune?

Sono tutti luoghi bellissimi, ma soprattutto sono luoghi di contaminazione, dove le culture si sono mescolate, arricchite, integrate”.

Questo scriveva Paolo Broccoli in un bel post su Linkedin.

IL MARGINE. Alla riflessione di Broccoli aggiungo un mio personale punto di vista: che ciò che caratterizza questi luoghi – che sono luoghi di confine – è il fatto di essere al margine.

Il margine è sia una parola negativa, come nell’espressione “essere al margine”, perché indica la periferia, la non centralità, l’essere escluso. Ma “avere margine” indica una potenzialità, una possibilità.

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“Prateria”: un’opera letteraria e uno dei più bei testi di marketing territoriale

Mi hanno chiesto un consiglio per un testo di marketing territoriale e a mio avviso un testo fantastico, che tutti dovrebbero conoscere è “Prateria” di William Least Heat-Moon.

Non è un testo di economia, né di marketing, ma un’opera di narrativa; un lungo racconto di un piccolo paese sperduto del Kansas, senza nulla di particolare.

Forse la descrizione che ne fa Baricco ci aiuta capire – meglio di quello che potrei fare io – perché questa opera di letteratura è uno dei migliori esempi di marketing territoriale.

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La quarta rivoluzione: quale progetto per l’era digitale?

Devo ringraziare Massimo Ferrario per avermi fatto scoprire questo video e riprendo le sue parole per descrivere un intervento – a mio avviso – davvero magistrale.

Il tempo da dedicare è tanto, ma è tutto intellettualmente da ‘godere’: regalatevi questa ora e mezza di audio-video e non ve ne pentirete. 

Farete girare il cervello, con qualche conseguente emozione, sugli stimoli, originali e di alta qualità, di Floridi e vi verrà solo voglia di approfondirli e rimeditarli. E questo, oltre che per i contenuti, anche per lo stile, limpido, chiaro e coinvolgente.

Forse, unico limite sta nel fuoco di fila dei pensieri, non consueti, che vi ‘cadranno addosso’: i quali, nonostante il tono e la modalità equilibrata dell’esposizione, si susseguono, affascinanti, come piccole bombe pirotecniche nel cielo (dal blog Mixtura).

Floridi

Luciano Floridi (professore di filosofia ed etica dell’informazione all’Università di Oxford), youtube, 6 giugno 2017 (video 95min22)

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Non penserai mica che Mario entri in fabbrica?

Bellissima intervista di Stefania Zolotti a uno dei padri dell’industria italiana: Mario Carraro.

Una intervista lunga, profonda, talmente bella che non vorresti che finisse mai. Una lettura diversa dal solito per riflettere sul mondo del lavoro, con un linguaggio schietto, diretto, oltre i classici luoghi comuni.

“Ho un ricordo chiaro. Anni ’60, Fiera di Padova, presentavano la prima fotocopiatrice Xerox. Ci andai con il nostro Amministratore delegato che disse “Se fossimo più grandi potemmo comprarla”. Gli risposi che l’avrebbe avuta il giorno dopo perché quella per me era uno strumento di comunicazione e non solo una fotocopiatrice. Ci avremmo potuto riprodurre lucidi, far viaggiare il nostro messaggio, usarla per le nostre presentazioni. Dopo sei mesi ne comprammo una seconda perché la prima era sempre intasata di richieste

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Nessuno è necessario, ognuno è indispensabile

Ogni buon manuale di management insegna che nessuna persona dell’organizzazione dovrebbe essere indispensabile.

E’ facilmente comprensibile come la presenza di persone “indispensabili” crei tanti problemi organizzativi. Cosa succede se si ammalano? Se vanno in ferie? Se hanno un impegno? Se cambiano azienda?

Quello che è perfettamente logico e razionale da un punto di vista dell’organizzazione cambia molto dal punto di vista individuale: infatti, quella di rendersi insostituibili, è una tentazione molto forte che serve a placare l’ansia, a esorcizzare la paura di restare senza lavoro e a dare un senso e un fine a quel che si fa, come scrive Annamaria Testa nell’articolo Resistere alla tentazione di sentirsi indispensabili.

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Leader di settore e numeri due

Siamo circondati da aziende che si dichiarano leader di settore. Enrico Verga in un suo post su Linkedin si chiedeva ironico se esiste una azienda che NON sia leader del suo settore?

“Perchè tra Facebook, Twitter, Linkedin ogni volta che leggo in italiano o inglese la short bio di un azienda leggo sempre “leader di settore o azienda Leader. Cioè seguendo questa logica dovremmo avere non 1 ma 1 milione di Microsoft, non 1 ma 1 milione di Apple ( x usare due esempi a mio avviso importanti nei loro settori). Non so, forse capita solo a me di incappare in aziende leader ?”

La provocazione di Enrico Verga è interessante perché evidenzia come l’affermazione “leader di settore” sia una espressione ormai logora, banale, e non aggiunga nessuna informazione in più.

Una soluzione potrebbe essere quello dire la verità: non c’è nulla di più spiazzante e inatteso.

Forse la campagna pubblicitaria di AVIS degli anni ’60 – in cui l’azienda ebbe il coraggio di dichiararsi n. 2 del settore – ha ancora qualcosa da insegnare alle imprese di oggi.

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PMI in crescita a doppia cifra e multinazionali in crisi

Da qualche mese i media ed i politici ci comunicano che la produzione sta aumentando e che, di conseguenza, la crisi ormai dovrebbe essere superata. È vera questa cosa? Solo in parte.

Quello che non ci dicono, infatti, è che questi dati sono “aggregati”. Ovvero esprimono un valore generato complessivamente dalle aziende italiane, senza specificare l’aspetto più interessante: quello che sta realmente accadendo – come ha evidenziato anche Fabrizio Cotza in un bel post sul Linkedin – è che poche aziende stanno crescendo a doppia cifra (quindi ben più degli striminziti zero virgola qualcosa dei dati aggregati), mentre la maggior parte sta ancora soffrendo e continua ad essere a rischio.

Ma chi è che cresce maggiormente?

A dispetto di quanto si possa credere alcune PMI crescono molto più delle multinazionali.

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