Nuove mappe per le imprese. Seminario per imprenditori e responsabili ad Alba (CN).

Per riflettere su quello che si sta facendo e aprire scenari inaspettati

C’è un disallineamento tra quanto la scienza sa e ciò che le imprese praticano. Ci sono tante scoperte delle scienze sociali – psicologia, neuroscienze, antropologia, filosofia, scienze della complessità ecc – che dimostrano tante cose su come siamo fatti e su come ci comportiamo, come apprendiamo, come motiviamo le persone, a quali condizioni possiamo creare qualcosa di nuovo e innovare.

Ebbene, spesso facciamo l’opposto. Non perché siamo stupidi o cattivi. A volte è proprio il buon senso o l’intuito che ci frega. Il buon senso era anche quello che ci faceva credere che la terra fosse piatta oppure che fosse il sole a girare intorno alla terra. Non sembra forse cosi?

Andiamo in giro con mappe dell’800 e ci meravigliamo che siamo confusi, che non troviamo le strade e fatichiamo a crearne di nuove.

Le nuove tecnologie, inoltre, sono solo uno strumento e non indicano nessuna strada. Abbiamo bisogno di nuove teorie, di nuove mappe, nuove conoscenze che ci aiutino a vedere ciò che ci circonda.

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La cooperazione deve essere impura, egoista, triste, e deve rendersi inutile.

Ho ritrovato questi “consigli” in una intervista che feci nel 2008 a Fabio Pipinato, in occasione dell’uscita del libro “Cooperazione: micro suggerimenti per essere / saper essere / saper fare Solidarietà Internazionale”?

Nonostante siano passati 9 anni, i temi che affronta sono sempre attuali e illuminano la nostra relazione con l’altro – sia esso vicino, collega, superiore, cliente – smontando luoghi comuni e usando parole nuove, spiazzanti, vere per parlare della identità, del conflitto, dell’ascolto, della scelta delle priorità, della progettazione, della formazione.

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L’inadeguatezza del nostro sapere di fronte alle nuove sfide tecnologiche

Riporto in quest’articolo una sintesi dell’intervento di Stefano Tomelleri, professore associato all’Università di Bergamo, ad un seminario tenutosi a Trento nel 2006.

Sono passati oltre 10 anni, ma i problemi che tocca sono sempre più attuali; Tomelleri, infatti, racconta gli esiti sorprendenti di una ricerca sui problemi che la tecnologia pone ai medici nelle situazioni di fine vita.

Gli spunti di riflessione sono innumerevoli, non solo per chi direttamente si occupa di medicina, ma per tutti coloro che vogliono capire le sfide che le nuove tecnologie ci pongono: sfide che possono essere affrontate e gestite solo con nuovi linguaggi e nuovi modi di pensare che integrino i vari saperi; perché un problema tecnologico non può essere risolto esclusivamente con una nuova tecnologia.

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Cultura: prendersi cura

Studiare l’etimologia delle parole ci aiuta, perché ci dice cosa abbiamo perso di quella parola e che sarebbe importante ritrovare. Ecco una delle più belle definizioni di cultura tratta da “L’arte di essere fragili” di Alessandro D’avenia che, partendo dall’etimo latino, ci mostra un punto di vista inedito.

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Homer Simpson, padre irresponsabile

Questo articolo riprende alcuni degli spunti più significativi emersi durante un intervento formativo con gli studenti della terza media sul tema: “il conflitto tra adolescenti e genitori”.

Il seminario è di qualche anno fa, ma gli stimoli sono ancora attuali, non solo per chi si occupa di educazione, ma per tutti per coloro che nelle organizzazioni sono interessati alla formazione, al conflitto, alla relazione (la versione integrale dell’articolo è consultabile sul di Polemos alla pagina: http://www.studioakoe.it/polemos/doc_paper/86.html ).

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Content marketing (e non solo). Quando il maggiordomo è importante come il re.

Internet e i Big Data hanno dato la possibilità di realizzare un sogno che fino a qualche anno fa sembrava impossibile e cioè quello di una biblioteca potenzialmente infinita in cui poter cercare qualsiasi cosa; ma trovare una cosa in un catalogo infinito è impossibile: l’unico modo è inserire dei criteri per delimitare la ricerca e organizzare i dati per poterli poi trovare e utilizzarli.

A questo proposito Erika de Bortoli scrive su Linkedin:

Content is king. Quante volte s’è letto ormai? Se il contenuto regna sovrano, beh, non sottovalutiamo il maggiordomo.

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Identità e innovazione

Riporto in questo post alcune riflessioni, frutto di un seminario che ho tenuto nel 2009 sul rapporto tra “innovazione” e “identità”. Pur essendo passati alcuni anni, i temi relativi all’innovazione e all’identità sono ancora attuali e ho quindi deciso di riproporli nel blog come stimolo di discussione.

E’ possibile fare innovazione senza stravolgere la propria identità? Che cos’è l’identità? E’ qualcosa da mantenere, da conservare? E’ qualcosa che evolve continuamente? L’identità è definita una volta per tutte? Si può cambiare, innovare, mantenendo la propria identità? Se è così, che senso ha riscoprire la propria identità?

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