Una teoria semplice ed elegante si rivelò sbagliata

Negli ultimi 30 anni, nel campo del sistema immunitario sono state effettuate importanti scoperte che hanno completamente rivoluzionato alcuni aspetti della medicina.

Ne parlo in questo blog perché questi studi hanno avuto un impatto assai significativo sulla formazione: mi riferisco agli studi di Edelman (premio Nobel nel 1972) che hanno costituito un vero e proprio cambiamento di paradigma.

Il sistema immunitario – scrive Edelman nel libro “Sulla materia della mente” – è un sistema in grado di riconoscere la differenza fra sé e non-sé al livello molecolare.

MateriamenteE’ suo compito, ad esempio, distinguere e reagire alle caratteristiche chimiche degli invasori virali e batterici (non-sé), invasori che altrimenti potrebbero sopraffare gli aggregati di sistemi cellulari di un organismo (sé). Questa risposta comporta un mirabile grado di specificità, nel riconoscimento delle molecole.

Come avviene questo riconoscimento? Come fa il nostro sistema immunitario ad entrare in azione, a distinguere e eliminare questi elementi potenzialmente dannosi per il nostro organismo?

Ed è ancora più sorprendente il fatto che il sistema entri in azione anche nel caso di molecole nuove, ottenute per sintesi chimica, e mai esistite prima nella specie o addirittura mai esistite sulla faccia della terra.

La teoria dominante, in voga prima di Edelman, era conosciuta come teoria dell’istruzione e si fondava sull’ipotesi che la molecola estranea trasmettesse informazioni sulla propria forma e struttura all’anticorpo. Ricevute queste informazioni l’anticorpo agiva di conseguenza.

Era una teoria semplice ed elegante, ma si rivelò sbagliata.

E’ stata rimpiazzata da una teoria più complessa, persino contraria al senso comune, ma capace di spiegare una molteplicità di fatti diversi e che pochi immunologi – forse nessuno – metterebbe oggi in discussione.

Prima ancora di incontrare molecole estranee, il corpo di un individuo possiede la capacità di produrre un vasto repertorio di molecole di anticorpi, ognuna delle quali ha un sito combinatorio di una forma differente.

Quando si introduce nel corpo una molecola estranea (per esempio un virus, o un batterio), questa incontra una popolazione di cellule, ognuna con un anticorpo differente sulla propria superficie, e si lega a quelle cellule del repertorio i cui anticorpi presentano siti di forma più o meno complementare.

Quando una porzione di antigene (la molecola estranea) si lega ad un anticorpo con una corrispondenza sufficiente, stimola la cellula che porta quell’anticorpo a dividersi ripetutamente.

Il sistema immunitario, quindi, non ha bisogno che le informazioni sulla forma da riconoscere gli siano trasmesse quando produce le molecole riconoscitrici o anticorpi.

Il sistema immunitario, invece, dapprima genera una popolazione variata di anticorpi e a posteriori seleziona quelli adatti. Il processo va avanti in modo continuo ed è per la maggior parte adattativo.

Il sistema immunitario presenta, quindi, alcune caratteristiche interessanti:

  1. c’è più di un modo per riconoscere una certa forma;
  2. non esistono due individui che lo facciano nello stesso identico modo;
  3. il sistema mostra una sorta di memoria cellulare.

Queste scoperte hanno mutato radicalmente la concezione del sistema immunitario evidenziando caratteristiche distintive come la capacità di apprendere, di evolvere e di memorizzare.

Come si può intuire questi studi hanno avuto una influenza enorme anche in campo educativo, perché hanno mostrato i limiti della teoria del’istruzione.

La teoria dell’istruzione – io ti do alcune informazioni e tu reagisci di conseguenza – non funziona con gli anticorpi, ma nemmeno con le nostre menti perché c’è sempre più di un modo per apprendere e, in secondo luogo, non esistono due individui che lo facciano nello stesso  identico modo.

C’è un caso in cui la teoria dell’istruzione funziona perfettamente: con i computer.

Noi purtroppo (o per fortuna) non funzioniamo come i computer e di questo è importante tenerne conto non solo nelle aule di formazione, ma anche nelle imprese e più in generale nella gestione ogni attività umana.

POST SCRIPTUM

Su questo tema segnalo altri due articoli, su questo blog, che riprendono la differenza tra il computer e la mente umana (e le loro diverse modalità di riconoscimento, apprendimento, memoria):


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One thought on “Una teoria semplice ed elegante si rivelò sbagliata”

  1. Grazie del contributo Stefano. Su questo punto, se è vero che “l’apprendimento non è una mera registrazione ma costruisce una sintesi che cambia la forma” manca SEMPRE nei progetti formativi un momento che tenti di DESCRIVERE l’esito e le ricadute del progetto stesso. Questa “descrizione” è, alla fine, l’unico esito certo e prevedibile di tutto il processo. Ed è la parte più preziosa in una prospettiva di cambiamento continuo.

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