La formazione per macchine banali

Sul sito di una delle più grandi agenzie di lavoro interinale ho trovato questa frase sul tema “FORMAZIONE” che mi ha lasciato stupefatto (non è importante citare l’azienda, ma riflettere sugli impiciti di questa idea di formazione).

Il nostro team composto da esperti in materia, leader di pensiero, formatori di livello mondiale e designer, incrementa il valore della nostra offerta attraverso un ricco set di soluzioni di apprendimento basato sulla ricerca, garantendo il raggiungimento degli obiettivi“.

Cioè questa azienda garantisce il raggiungimento degli obiettivi in un percorso di formazione!!! Ma come si fa a garantire il raggiungimento degli obiettivi parlando di formazione?

La formazione – come diceva Freud – è un mestiere impossibile. E’ un mestiere impossibile non nel senso che non lo puoi fare, ma nel senso che non lo puoi fare senza l’altro.

Come fai a garantire che l’altro apprenda? E apprenda solo quello che pensi tu e non altre cose? E’ una idea della formazione come “istruzionismo” che fa rabbrividire. Per esempio da oggi io ho appreso a non fidarmi di questa azienda e dei loro esperti (era uno egli obiettivi che avevano previsto?).

Inoltre questa idea della formazione lascia intravedere anche una concezione molto preoccupante delle persone e del governo dei comportamenti; una concezione per cui basta dare un input preciso per ottenere un output che sarà uguale per tutti. Le persone come macchine banali: è questo che implica “garantire il raggiungimento degli obiettivi, togliendo ogni spazio all’incertezza, all’inedito, alla sorpresa, all’imprevisto (e quindi anche all’innovazione).

Il problema principale non è semplicemente dato dal fatto che è una idea “brutta”, il problema è che è una concezione smentita da anni di ricerche sull’apprendimento e sulla mente; il problema principale, quindi, è che non funziona!

 

 

2 pensieri riguardo “La formazione per macchine banali”

  1. Condivido in pieno! Lo stesso dicasi anche per l’istruzione scolastica che non prepara i nostri ragazzi ad un pensiero critico. Il problema grosso è che, a ruota, si abitua ad avere sempre il “tutto garantito”; come tutto sia sempre dovuto, senza fare il minimo sforzo, perché ci pensano gli altri, agli altri è lasciata la responsabilità.
    Ben detto: sì, si tratta proprio di “macchine banali” e questa è un po’ la conseguenza di una mentalità prettamente “industriale”, dove basta pigiare un bottone per avere il prodotto finito.
    Fatica, impegno, perseveranza, senso del dovere, errori, sbagli, correzioni… sembrano non far più parte del vocabolario quotidiano.

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    1. Grazie per il tuo contributo, Consolata. Una mentalità “industriale” che ormai le industrie più avanzate hanno abbandonato perchè hanno compreso i limiti di questo approccio. Paradossalmente, però, è un approccio che è presente in molte aziede di servizi che copiano un modello “industriale” vecchio e obsoleto che però sembra dare più “certezze” e “controllo”.

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