Superpolli? No grazie. Archiviamo le gerarchie lavorative.

Spesso la gestione delle imprese adotta il cosiddetto “modello del superpollo“, un sistema incentrato su impiegati superstar che si distinguono per prestazioni migliori rispetto agli altri.

Tuttavia, non è questo il principio-guida dei gruppi di lavoro che conseguono i risultati migliori.

Questo video, con uno stile davvero accativante, è un ripensamento radicale di ciò che spinge l’uomo a dare il meglio di sé sul lavoro e del significato della parola ‘leader’.

Margaret Heffernan dice cose che dovrebbero essere banali. Invece sono, ancora, rivoluzionarie. Sempre più rivoluzionarie. Perché il mondo, e le imprese, sembra che continuino a privilegiare i superpolli. Con le conseguenze che vediamo ogni giorno.

Vi invito a guardare i 15 minuti della conferenza che si guardano in soffio. Qui ho riportato alcuni brani per me molto significativi.

Screenshot-2018-5-9 Superpolli No, grazie Archiviamo le gerarchie lavorative

«Un biologo evoluzionista della Purdue University, William Muir, fece uno studio sui polli. Muir si interessava di produttività, una cosa che penso riguardi tutti noi, ma che nei polli è facile da misurare perché basta contare le uova. (Risate)

Voleva sapere come rendere i suoi polli più produttivi, così escogitò un bell’esperimento. I polli vivono in gruppi, quindi ne selezionò una colonia media e la lasciò crescere per sei generazioni.

A questo punto, creò un secondo gruppo composto dagli individui più produttivi, che chiameremo ‘superpolli’. Questi furono riuniti in una super colonia, selezionando da ogni generazione soltanto gli individui più produttivi.

Dopo sei generazioni, indovinate cosa scoprì?

I polli del primo gruppo, quello medio, se la passavano benissimo. Erano tutti belli grassottelli e ben piumati e la produzione di uova era aumentata notevolmente.

E il secondo? Tutti morti, eccetto tre superstiti che avevano beccato a morte tutti gli altri. Gli individui più produttivi avevano raggiunto il successo solo eliminando la produttività degli altri.»

«Non mi hanno mai motivata molto neanche le gerarchie e i superpolli o le superstar. Ma in questi ultimi 50 anni, abbiamo gestito la maggior parte delle imprese e alcune società ispirandoci al modello dei superpolli.

Pensavamo che il successo si ottenesse selezionando delle superstar, scegliendo gli uomini più intelligenti, più raramente donne, e fornendo loro tutte le risorse e tutto il potere possibili. Il risultato è stato esattamente lo stesso dell’esperimento di William Muir: aggressività, malfunzionamento e sprechi.

Se per l’individuo più produttivo, l’unico modo di avere successo consiste nel sopprimere la capacità produttiva altrui, vuol dire che urge assolutamente trovare metodi di lavoro migliori e un sistema di vita più gratificante.»

«La gestione competitiva dei talenti ha sistematicamente messo gli impiegati l’uno contro l’altro. Per decenni, abbiamo cercato di motivare le persone con il denaro nonostante gran parte delle ricerche fatte dimostrasse che il denaro mina le relazioni sociali.

Ora come ora, è necessaria la motivazione reciproca degli individui.

Per anni abbiamo visto i leader come eroi solipsisti, dando per scontato che risolvessero problemi complessi, in totale autonomia.

C’è bisogno di ridefinire il concetto di leadership come il tipo di comportamento che crea le condizioni necessarie affinché tutti gli individui insieme riescano a pensare nel modo più audace.»

Questi sono solo alcuni degli stimoli e delle riflessioni di Margaret Heffernan: uno degli argomenti su cui ci confronteremo durante il seminario “Il nuovo ruolo dell’imprenditore”, in programma a Milano, sabato 10 novembre; un occasione per staccare dalla quotidianità, riflettere su quello che si sta facendo e aprire scenari inaspettati.

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