In azienda non sono importanti le persone

Mettere le persone al centro, le persone sono la risorsa più importante dell’organizzazione, focus sulle persone, gestione e valorizzazione dei talenti… queste sono le frasi che ripetono la maggior parte delle organizzazioni e dei formatori.

Forse è necessario ripeterlo proprio perché non è così, ma c’è problema ancora più profondo.

Il titolo di questo post “In azienda non sono importanti le persone” non è cinico, né ironico, ma vuole riflettere sul fatto che in un sistema non sono importanti le singole parti, ma come queste parti sono in relazione fra loro.

Detto in altro modo: in azienda non sono importante le persone, ma le relazioni tra le persone.

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Il manager come “ambiente”

pREMESSA. Coloro che sono chiamati a “dirigere” le organizzazioni aziendali sono da tempo davanti a nuove sfide.

La velocità del cambiamento dei mercati, e della società nel suo complesso, impone di abbandonare, e non da oggi, una visione dell’organizzazione basata sulla metafora fordista.

Viene infatti richiesto a tutti di essere autonomi , creativi, veloci, propositivi, richieste che confliggono con il paradigma del “comando e controllo”, e non solo quello.

Le imprese allora sono inondate da nuove proposte per gestire e risolvere le sfide organizzative e motivazionali:  Diversity & Inclusion Management, Coaching, Sviluppo nuove Leadership, Lean e Agile Organization, Continuous Learning, Digital innovation, Smart Working, Talent Management, … e altro ancora.

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Una teoria semplice ed elegante si rivelò sbagliata

Negli ultimi 30 anni, nel campo del sistema immunitario sono state effettuate importanti scoperte che hanno completamente rivoluzionato alcuni aspetti della medicina.

Ne parlo in questo blog perché questi studi hanno avuto un impatto assai significativo sulla formazione: mi riferisco agli studi di Edelman (premio Nobel nel 1972) che hanno costituito un vero e proprio cambiamento di paradigma.

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La vita è un cammino…e quella dell’azienda pure. Una considerazione sistemica

Riporto una sintesi del post di Luciano Martinoli che – partendo dalle considerazioni di Enrico Pezzi sull’innovazione e la difficoltà delle imprese a “camminare” – riflette più in generale sulle differenze fra i sistemi viventi (come l’impresa) e le macchine.

Un computer – scrive Martinoli – si può spegnere e riaccendere a piacere, il sistema respiratorio umano, quello circolatorio, l’immunitario, ecc., se si fermano muoiono, portando al decesso l’intero organismo, senza nessuna possibilità di “riaccendersi”. Respirare significa farlo di continuo, in alternativa il sistema si dissolve.

La vita dunque, non solo quella biologica, è un cammino perché vivere significa andare da qualche parte, non rimanere fermi, l’alternativa, è la morte, altre opzioni non esistono.

Le aziende sono sistemi autopoietici e condividono le stesse dinamiche dei sistemi viventi.

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Filosofi e Data Analyst

Il 5 marzo 2019 durante una trasmissione radiofonica di una importante emittente nazionale, si parlava di come la tecnologia sta trasformando il mondo del lavoro.

Tanti lavori spariranno, ma al contempo ce ne saranno di nuovi: molti non siamo neanche in grado di immaginarli, altri invece stanno già emergendo. Per esempio possiamo facilmente ipotizzare che in futuro saranno sempre più ricercati coloro che si occuperanno di analizzare e confrontare i dati: in poche parole i Data Analyst.

Non è importante citare la trasmissione (si dice il peccato, ma non il peccatore). E qual è il peccato in questo caso?

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Seminario per manager e imprenditori a Bergamo

L’idea base del seminario “NUOVI STRUMENTI E NUOVI LINGUAGGI PER LEGGERE IL MONDO DI OGGi”

C’è un disallineamento tra quanto la scienza sa e ciò che le imprese praticano. Ci sono tante scoperte delle scienze sociali – psicologia, neuroscienze, antropologia, filosofia, scienze della complessità ecc – che dimostrano tante cose su come siamo fatti e su come ci comportiamo, come apprendiamo, come motiviamo le persone, a quali condizioni possiamo creare qualcosa di nuovo e innovare.

Ebbene, spesso facciamo l’opposto. Non perché siamo stupidi o cattivi. A volte è proprio il buon senso o l’intuito che ci frega.

Il buon senso era anche quello che ci faceva credere che la terra fosse piatta oppure che fosse il sole a girare intorno alla terra. Non sembra forse cosi?

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Soft skill da studiare

Tutti sono d’accordo che per ruoli manageriali, oltre alle conoscenze tecniche, siano fondamentali anche le competenze relazionali come leadership, capacità di lavorare in gruppo, capacità motivazionale, creatività ecc.

Il problema è che spesso si tende a pensare che queste siano competenze innate, che non abbiano a che fare con lo studio e la conoscenza, ma sia sufficiente una certa naturale predisposizione.

Ma al di là di parole generiche proviamo a rispondere in concreto a queste domande.

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