Filosofi e Data Analyst

Il 5 marzo 2019 durante una trasmissione radiofonica di una importante emittente nazionale, si parlava di come la tecnologia sta trasformando il mondo del lavoro.

Tanti lavori spariranno, ma al contempo ce ne saranno di nuovi: molti non siamo neanche in grado di immaginarli, altri invece stanno già emergendo. Per esempio possiamo facilmente ipotizzare che in futuro saranno sempre più ricercati coloro che si occuperanno di analizzare e confrontare i dati: in poche parole i Data Analyst.

Non è importante citare la trasmissione (si dice il peccato, ma non il peccatore). E qual è il peccato in questo caso?

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Seminario per manager e imprenditori a Bergamo

L’idea base del seminario “NUOVI STRUMENTI E NUOVI LINGUAGGI PER LEGGERE IL MONDO DI OGGi”

C’è un disallineamento tra quanto la scienza sa e ciò che le imprese praticano. Ci sono tante scoperte delle scienze sociali – psicologia, neuroscienze, antropologia, filosofia, scienze della complessità ecc – che dimostrano tante cose su come siamo fatti e su come ci comportiamo, come apprendiamo, come motiviamo le persone, a quali condizioni possiamo creare qualcosa di nuovo e innovare.

Ebbene, spesso facciamo l’opposto. Non perché siamo stupidi o cattivi. A volte è proprio il buon senso o l’intuito che ci frega.

Il buon senso era anche quello che ci faceva credere che la terra fosse piatta oppure che fosse il sole a girare intorno alla terra. Non sembra forse cosi?

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Soft skill da studiare

Tutti sono d’accordo che per ruoli manageriali, oltre alle conoscenze tecniche, siano fondamentali anche le competenze relazionali come leadership, capacità di lavorare in gruppo, capacità motivazionale, creatività ecc.

Il problema è che spesso si tende a pensare che queste siano competenze innate, che non abbiano a che fare con lo studio e la conoscenza, ma sia sufficiente una certa naturale predisposizione.

Ma al di là di parole generiche proviamo a rispondere in concreto a queste domande.

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Paura e Change management

Nei prossimi giorni ho in programma a Milano, un seminario di formazione per manager e imprenditori e alcuni mi hanno chiesto se tratto il tema del Change management.

Ecco in sintesi il mio punto di vista e come verrà trattato nel seminario.

Semplificando possiamo dire che quando parliamo di Change management parliamo di qualcosa che riguarda il governo e il cambiamento dei comportamenti.

Ma come fare a governare i comportamenti? Questo è uno dei compiti fondamentali di chi ha una posizione di responsabilità.

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Un luogo che educa alla bellezza

Io penso che questo sia stato il momento, dal punto di vista professionale, più importante della mia vita, perché senza questa domanda uno non è madre, non è padre, non è educatore. D’improvviso la testa mi fu attraversata da questa domanda….

Questo brano è tratto dall’affascinante testimonianza di Mariella Carlotti in un incontro dal titolo “La scuola: un luogo che educa alla Bellezza”.

Mi sono imbattuto per caso in questo bellissimo testo di cui consiglio vivamente la lettura.

Un testo consigliato non solo per tutti coloro che si occupano di formazione, ma anche per tutti coloro che hanno un ruolo decisionale e di responsabilità, in cui la relazione con l’altro fa parte del proprio lavoro; in altre parole per tutti coloro che si chiedono come governare i comportamenti, o per chi almeno una volta nella vita si è chiesto: “Ma come faccio a cambiare l’altro?”.

Perché il problema educativo – continua Carlotti – normalmente può avere due domande: “Come faccio a cambiarlo?” e “Come faccio a cambiare?”. Si educa solo nel secondo caso.

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Basta con la cassetta degli attrezzi

Si abusa sempre di questo termine “cassetta degli attrezzi”.

Deve essere una cosa figa del marketing – scrive ironicamente Cristano Carriero in un suo post. La verità è che io non so riparare nemmeno una tapparella, eppure casa mia è piena di attrezzi… Fuor di metafora, io credo che un corso di formazione non debba lasciare una cassetta degli attrezzi, ma solcare delle vie da percorrere.

Prendo spunto da questa riflessione di Carriero per un approfondimento su questo termine “abusato” e “sbagliato”. Sbagliato perché evoca un’idea falsa della formazione.  

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Cellule e team building: perché la formazione motivazionale è inutile e dannosa

Qualche giorno fa Massimo Targa su Il Sole 24 ORE ha pubblicato un bell’articolo dove sottolineava la deriva del tema building e di tutti i corsi motivazionali: camminate su carboni ardenti, orienteering, corde alte, rafting e vela, rugby ecc. Non c’è azienda che, per ri-motivare, ri-ingaggiare, ri-allineare, ri-formare le proprie persone, non si sia lasciata prendere la mano  con le proposte più varie per rafforzare la motivazione e la passione dei propri manager e dipendenti.

Tuttavia sarebbe quanto meno opportuno chiedersi se tali esperienze formative siano sempre utili, efficaci, mirate e necessarie.

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