L’inadeguatezza del nostro sapere di fronte alle nuove sfide tecnologiche

Riporto in quest’articolo una sintesi dell’intervento di Stefano Tomelleri, professore associato all’Università di Bergamo, ad un seminario tenutosi a Trento nel 2006.

Sono passati oltre 10 anni, ma i problemi che tocca sono sempre più attuali; Tomelleri, infatti, racconta gli esiti sorprendenti di una ricerca sui problemi che la tecnologia pone ai medici nelle situazioni di fine vita.

Gli spunti di riflessione sono innumerevoli, non solo per chi direttamente si occupa di medicina, ma per tutti coloro che vogliono capire le sfide che le nuove tecnologie ci pongono: sfide che possono essere affrontate e gestite solo con nuovi linguaggi e nuovi modi di pensare che integrino i vari saperi; perché un problema tecnologico non può essere risolto esclusivamente con una nuova tecnologia.

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Cultura: prendersi cura

Studiare l’etimologia delle parole ci aiuta, perché ci dice cosa abbiamo perso di quella parola e che sarebbe importante ritrovare. Ecco una delle più belle definizioni di cultura tratta da “L’arte di essere fragili” di Alessandro D’Avenia che, partendo dall’etimo latino, ci mostra un punto di vista inedito.

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Homer Simpson, padre irresponsabile

Questo articolo riprende alcuni degli spunti più significativi emersi durante un intervento formativo con gli studenti della terza media sul tema: “il conflitto tra adolescenti e genitori”.

Il seminario è di qualche anno fa, ma gli stimoli sono ancora attuali, non solo per chi si occupa di educazione, ma per tutti per coloro che nelle organizzazioni sono interessati alla formazione, al conflitto, alla relazione (la versione integrale dell’articolo è consultabile sul di Polemos alla pagina: http://www.studioakoe.it/polemos/doc_paper/86.html ).

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Content marketing (e non solo). Quando il maggiordomo è importante come il re.

Internet e i Big Data hanno dato la possibilità di realizzare un sogno che fino a qualche anno fa sembrava impossibile e cioè quello di una biblioteca potenzialmente infinita in cui poter cercare qualsiasi cosa; ma trovare una cosa in un catalogo infinito è impossibile: l’unico modo è inserire dei criteri per delimitare la ricerca e organizzare i dati per poterli poi trovare e utilizzarli.

A questo proposito Erika de Bortoli scrive su Linkedin:

Content is king. Quante volte s’è letto ormai? Se il contenuto regna sovrano, beh, non sottovalutiamo il maggiordomo.

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Lo sceicco chiese al servo

Questo post nasce dalle riflessioni emerse dopo aver letto il bell’articolo di Vanessa Rizzo sul “problem solver”. Vanessa ne ha messo in luce, giustamente, le caratteristiche positive; a me piace aggiungere un ulteriore punto di vista e riflettere non solo sul #problem solving ma anche sul #problem setting.

Nel problem solving il problema è dato e tu devi trovare la soluzione, nel problem setting non c’è il problema, sei tu che lo poni. Nel primo caso devi trovare una risposta, nel secondo devi porre una domanda.

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Università, gli studi belli ma inutili

Propongo un mia riflessione in merito all’articolo di Stefano Feltri, pubblicato su ilfattoquotidiano.it il 17 agosto 2015 dal titolo: “Università, gli studi belli ma inutili e l’ascensore sociale bloccato.
Gli articoli di Feltri sono spesso stimolanti e provocanti, e quindi importanti. Ma, in questo caso, mi pare che semplifichi troppo, con tutti i pericoli delle eccessive semplificazioni.

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Il timore di influenzare l’altro: la negazione del conflitto della formazione.

Nel 2007 una lettera scritta da un gruppo di studenti del Liceo Spedalieri di Catania e la successiva risposta da parte dei docenti, aveva suscitato molto clamore, innescando un vivace dibattito a livello nazionale sul ruolo della scuola e su coloro che si occupano di educazione.

A 10 anni di distanza mi pare fondamentale riflettere ancora su un aspetto che mi pare centrale in quell’episodio: la negazione e il non riconoscimento della conflittualità nel processo di apprendimento.

Un tema che interessa non solo la scuola ma tutte le organizzazioni e le imprese che devono gestire situazioni di potere asimmetriche come capo/collaboratore e devono affrontare le sfide che la contemporaneità impone: prendere posizione; valorizzare le differenze; gestire il confronto tra autorità e autonomia.

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