Il manager come “ambiente”

pREMESSA. Coloro che sono chiamati a “dirigere” le organizzazioni aziendali sono da tempo davanti a nuove sfide.

La velocità del cambiamento dei mercati, e della società nel suo complesso, impone di abbandonare, e non da oggi, una visione dell’organizzazione basata sulla metafora fordista.

Viene infatti richiesto a tutti di essere autonomi , creativi, veloci, propositivi, richieste che confliggono con il paradigma del “comando e controllo”, e non solo quello.

Le imprese allora sono inondate da nuove proposte per gestire e risolvere le sfide organizzative e motivazionali:  Diversity & Inclusion Management, Coaching, Sviluppo nuove Leadership, Lean e Agile Organization, Continuous Learning, Digital innovation, Smart Working, Talent Management, … e altro ancora.

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Le frontiere etiche dell’innovazione

Sheila Jasanoff, professoressa di “Science and technology studies” alla Harvard Kennedy School di Boston si è molto interrogata sul rapporto tra tecnologia e democrazia.

Le sue riflessioni sono ricche di stimoli, non solo per chi si occupa di comunicazione e politica, ma anche per tutti gli imprenditori, responsabili, liberi professionisti che desiderano comprendere meglio alcuni problemi quotidiani delle imprese: la creazione di fiducia, la progettazione, la relazione, i limiti dell’intelligenza artificiale e il ruolo dell’imperfezione, la creazione di nuovi mondi. 

Riporto qui una sintesi dell’intervista realizzata dal National Geographic durante il Festival delle Scienze di Roma, dove Sheila Jasanoff ha tenuto una conferenza dal titolo “Le frontiere etiche dell’innovazione”: una critica importante e profonda ad alcuni paradigmi che diamo per scontati e che per questo non vediamo.

Ogni risposta è profonda e densa di implicazioni: alcune ho provato ad esplicitarle con alcuni miei commenti in calce alle sue risposte.

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Definizione di imprenditore

Riporto un post scritto da Francesco Zanotti nel 2015 che a mio avviso riporta una delle migliori descrizioni del mestiere dell’imprenditore (più efficace di quella di Shumpeter).

E’ tratta da un testo di un matematico originalissimo, scomparso nel 2014 (Alexander Grothendieck) citata nel capitolo “Il potere dell’innocenza” di Luca Barbieri Viale e Claudio Bartocci nel libro “Matematica ribelle” edito dal Corriere della Sera.

In grasseto gli incisi in grassetto di F. Zanotti che fanno riferimento al mestiere dell’imprenditore.

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Sport, innovazione e bottiglie in plastica

E’ molto comune la metafora dello sport per descrivere il mondo dell’impresa.

Qualche giorno fa, per esempio, un articolo di Guido Romeo su Il Sole 24 ORE sottolineava il parallelismo fra giocare a basket e creare una start up .

Molto comuni sono anche i paralleli con il canottaggio o il rugby per sottolineare l’importanza del gioco di squadra o con gli scacchi per l’importanza della tattica e della strategia.

Chiaramente ogni metafora può aiutare a mettere in luce determinati aspetti e lo sport è sicuramente una palestra importante per imparare a dare il massimo e aver rispetto di compagni e avversari; a mio avviso, però, le metafore del mondo dello sport hanno due grossi limiti che rischiano di non far capire la specificità del mondo imprenditoriale.

Perché?

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L’imprenditore come custode

Riporto una sintesi della bellissima intervista di Silvia Pagliuca ad Andrea Pontremoli, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Dallara; una intervista che stimola numerose riflessioni per tutti coloro che sono imprenditori e hanno ruoli di responsabilità.

Secondo il McKinsey Global Institute  – chiede Silvia – quasi la metà dei lavori svolti attualmente da persone fisiche, nel mondo, tra qualche anno sarà automatizzato.

«Sì, ma attenzione, la tecnologia sarà lo strumento, non il fine. È quell’agente abilitante che ci consente di fare cose che prima erano impensabili, sia a livello progettuale sia produttivo. E tutto ciò rende la fantasia il nostro unico limite. Dunque, l’uomo sarà ancora più importante, a patto, però, che sia formato…. Perché tutti devono tornare a studiare, anche chi riveste posizioni dirigenziali».

Vale anche per lei?

«Certo. Vale per tutti, soprattutto per l’imprenditore che, a mio avviso, ha una responsabilità maggiore rispetto a chiunque altro.

A differenza del manager che deve solo perseguire degli obiettivi, l’imprenditore è un custode, prende un’azienda in consegna e deve restituirla più grande di come l’ha trovata. Non ne è l’assoluto proprietario, o forse lo è solo in maniera formale.

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Il nuovo ruolo dell’imprenditore (Genova)

L’idea base del seminario

C’è un disallineamento tra quanto la scienza sa e ciò che le imprese praticano. Ci sono tante scoperte delle scienze sociali – psicologia, neuroscienze, antropologia, filosofia, scienze della complessità ecc – che dimostrano tante cose su come siamo fatti e su come ci comportiamo, come apprendiamo, come motiviamo le persone, a quali condizioni possiamo creare qualcosa di nuovo e innovare.

Ebbene, spesso facciamo l’opposto. Non perché siamo stupidi o cattivi. A volte è proprio il buon senso o l’intuito che ci frega.

Il buon senso era anche quello che ci faceva credere che la terra fosse piatta oppure che fosse il sole a girare intorno alla terra. Non sembra forse cosi?

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Il limite e la fatica. Riflessioni sull’IA

Fra i tanti temi che riguardano il futuro del digitale, i big data e le nuove frontiere dell’Intelligenza Artificiale (IA) comincia ad essere sempre più pressante il desiderio di costruzione di senso.

Fino a qualche anno fa, quando si parlava di questi temi, il punto centrale era convincere cittadini, politici, aziende e pubblica amministrazione che l’innovazione digitale era il futuro e avrebbe portato grandi benefici.

Ora questo è diventato palese. Non c’è più nessuno da convincere.

Il passo successivo è decidere cosa fare e perché, in altre parole diventa sempre più urgente affrontare in modo adeguato il problema del senso.

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