La quarta rivoluzione: quale progetto per l’era digitale?

Devo ringraziare Massimo Ferrario per avermi fatto scoprire questo video e riprendo le sue parole per descrivere un intervento – a mio avviso – davvero magistrale.

Il tempo da dedicare è tanto, ma è tutto intellettualmente da ‘godere’: regalatevi questa ora e mezza di audio-video e non ve ne pentirete. 

Farete girare il cervello, con qualche conseguente emozione, sugli stimoli, originali e di alta qualità, di Floridi e vi verrà solo voglia di approfondirli e rimeditarli. E questo, oltre che per i contenuti, anche per lo stile, limpido, chiaro e coinvolgente.

Forse, unico limite sta nel fuoco di fila dei pensieri, non consueti, che vi ‘cadranno addosso’: i quali, nonostante il tono e la modalità equilibrata dell’esposizione, si susseguono, affascinanti, come piccole bombe pirotecniche nel cielo (dal blog Mixtura).

Floridi

Luciano Floridi (professore di filosofia ed etica dell’informazione all’Università di Oxford), youtube, 6 giugno 2017 (video 95min22)

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Due storie di fallimento. Perché cambiare è così difficile anche quando i vantaggi sono evidenti.

FALLIMENTO 1 . La storia seguente è ripresa quasi integralmente dall’articolo “La mia storia di fallimento preferita” di Mirco Di Porzio.

Il Dottor Semmelweis nel 1846 lavorava all’ospedale generale di Vienna. In quel periodo la febbre puerperale faceva stragi: la percentuale di decessi delle donne che partorivano era intorno all’11%.

Un medico molto amico del Dott. Semmelweis stava praticando un’autopsia ad una donna deceduta per cercare di studiare il fenomeno, quando si tagliò leggermente con un bisturi sporco. Nel giro di qualche giorno morì, presentando sintomi simili a quelli della donna.

A questo punto al Dottor Semmelweis venne un’idea: “Ma non è che ci sono delle cosine invisibili che si trasferiscono con il contatto e causano la malattia?”.

Così impose il lavaggio igienico delle mani a chi dovesse toccare le donne che partorivano. Già che c’era, impose anche il cambio delle lenzuola.

Nel giro di 2 anni la percentuale di decessi scese dal 11% alll’1%.

Ma ecco l’errore di Semmelweis: non aveva curato i rapporti con la comunità intorno a lui. La qualità del suo lavoro avrebbe dovuto parlare da sola. Ma non funziona mai così.

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