La vita è un cammino…e quella dell’azienda pure. Una considerazione sistemica

Riporto una sintesi del post di Luciano Martinoli che – partendo dalle considerazioni di Enrico Pezzi sull’innovazione e la difficoltà delle imprese a “camminare” – riflette più in generale sulle differenze fra i sistemi viventi (come l’impresa) e le macchine.

Un computer – scrive Martinoli – si può spegnere e riaccendere a piacere, il sistema respiratorio umano, quello circolatorio, l’immunitario, ecc., se si fermano muoiono, portando al decesso l’intero organismo, senza nessuna possibilità di “riaccendersi”. Respirare significa farlo di continuo, in alternativa il sistema si dissolve.

La vita dunque, non solo quella biologica, è un cammino perché vivere significa andare da qualche parte, non rimanere fermi, l’alternativa, è la morte, altre opzioni non esistono.

Le aziende sono sistemi autopoietici e condividono le stesse dinamiche dei sistemi viventi.

Certamente possono essere creati a partire da un atto di volontà, quello dell’imprenditore, ma il loro sviluppo dipenderà poi dalla struttura che si darà e dalla sua evoluzione. Né più né meno che la “creazione” di una vita biologica umana, un bambino, è un atto concreto dei genitori, ma il suo sviluppo è autonomo rispetto alle loro volontà.

La vita dell’azienda dunque è un continuo processo autopoietico che non può essere fermato, un cammino continuo.

La riflessione di Martinoli porta a conseguenze non banali e profonde.

Per esempio il cammino non è un semplice mezzo per raggiungere un scopo, ma lo scopo stesso per muoversi verso un orizzonte che, come tale, non si raggiungerà mai, perché se così fosse non si camminerebbe più e il sistema azienda scomparirebbe.

Sorgono allora alcune domande:

  • Cosa fare quando la voglia del camminare si è spenta e quindi si va incontro alla morte (che nel caso delle aziende significa licenziamenti, fallimenti dei fornitori, difficoltà dei clienti, crediti non esigibili dalle banche, tasse non pagate allo Stato, ecc.)?
  • Come verificare che le aziende “camminino” verso un orizzonte e non semplicemente vadano a zonzo? (Per esempio, come lo può capire una banca a cui l’impresa chiede credito?)
  • Come rimettere in “moto” le imprese ferme o che vagolano in giro?
  • Quali altre differenze ci sono fra sistemi autopoietici (e quindi viventi) e quelli che non lo sono (macchine)?
  • Quali conseguenze organizzative e pratiche implica il governo di un sistema autopoietico?
  • Tutto questo, come influisce sui compiti e i ruoli di manager e responsabili?

Per approfondire questi temi – provando a dare una risposta non banale a queste e altre domande – io e Luciano Martinoli stiamo organizzando un seminario avanzato a Milano; a breve informazioni più precise sulla data (settembre/ottobre) e la sede.


POST SCRIPTUM

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