Fiemme PIACE: verso un nuova idea di distretto industriale

In questi anni di crisi è difficile riuscire a trovare aziende che crescono, assumono e valorizzano i talenti. Anche se sono poche, queste imprese esistono e testimoniano la possibilità di un nuovo modello di sviluppo che oltre a creare benessere e nuovi stimoli per i dipendenti nello stesso tempo valorizza tutto il territorio che le ospita.

In val di Fiemme un gruppo di imprenditori ha pensato che il territorio in cui è inserito – ad alta vocazione turistica, bello, ma anche fragile – non costituisce un vincolo per le loro produzioni, bensì un valore aggiunto inimitabile, la base del successo. L’organizzazione dei Mondiali di Sci Nordico del 2013 è stata l’occasione per una riflessione sul futuro della valle e sullo sviluppo che dovrebbe essere in grado di coniugare crescita economica e tutela dell’ambiente, in un rapporto equilibrato fra le risorse naturali disponibili, sempre più scarse e delicate.

Gli imprenditori si sono resi conto che indipendentemente dal tipo di produzione o servizio (mobili, stufe, pavimenti in legno, scarpe d’arrampicata o raccordi per oleodotti,), gran parte dei problemi degli imprenditori erano comuni e c’era qualcosa che legava tutte le organizzazioni che riuscivano ad innovare e crescere; un qualcosa che accomunava un’impresa con oltre 100 dipendenti e un piccolo artigiano con 3 collaboratori, un’impresa di trasporti e una di tavole armoniche.

Questo qualcosa era un certo modo di fare che univa la Passione per il lavoro, l’Innovazione (sia di processo sia di prodotto), il senso di Appartenenza alla valle, il riconoscimento del valore della formazione e delle Competenze come base per lo sviluppo della propria azienda, l’attenzione per l’ambiente che si traduce in progetti concreti di Ecosostenibilità, di qui l’acronimo Fiemme P.I.A.C.E.

Ecco, per esempio, come Lauro Defrancesco, titolare di una piccola azienda artigianale si stufe in ceramica declina questi concetti. Entrando in azienda, si attraversa lo showroom e il museo di stufe antiche frutto di una paziente ricerca che dura da anni. Già prima di ogni parola, osservando la cura con cui ha allestito questo museo all’interno dell’azienda è evidente e tangibile la “passione” di Defrancesco per il suo lavoro.

Defrancesco si auto-definisce “artigiano” sottolineando lo stretto rapporto tra arte e artigianato e descrive la passione come un intenso coinvolgimento e desiderio per la propria attività. Evidenzia, in particolare, un aspetto della passione e cioè la ricerca della specializzazione e della distinzione. Sottolinea poi come sia fondamentale riuscire a far riconoscere al cliente questa diversità per “aiutarlo a scegliere”.
A volte infatti si tende a sopravvalutare il cliente, pensando che sappia esattamente cosa voglia e abbia tutte le informazioni per scegliere e decidere. Molto spesso, invece, il cliente ha solo informazioni molto parziali e diventa fondamentale aiutarlo a far capire il valore di un prodotto: l’oggetto, purtroppo “non parla da solo”, ed è importante far capire il valore di ciò che abbiamo realizzato con tanta passione. Parlando della nascita della sua attività Defrancesco racconta che è partito 33 anni fa quando sembrava non esistesse alcun mercato per questo tipo di stufa. La gente era stanca di avere una stufa a legna, la buttava via e preferiva quelle a gasolio molto più comode, pratiche e anche economiche considerando il costo del carburante 30 anni fa. Sembrava non ci fosse spazio e invece… Lauro è consapevole che siamo nell’epoca dei numeri, delle grandi quantità, ma questo non lo spaventa. Sostiene: “Non sono problemi che dovrebbero interessare un artigiano; un artigiano lavora principalmente con le mani e avendo solo due mani, c’è poco da fare numeri!”. Nella sua attività ha sempre seguito i 5 concetti chiave: passione, innovazione, appartenenza, competenze, ecosostenibilità e nonostante la crisi è riuscito ad avere una clientela selezionata, che riconosce e apprezza il suo lavoro. La svolta, racconta, è avvenuta quando ha portato i clienti in azienda, a vedere il suo showroom e il suo museo di stufe antiche. Prima andava direttamente dal cliente a prendere le misure e a fare il preventivo, facendo lunghi viaggi durante il weekend, spesso con risultati negativi, anzi molto spesso con risultati negativi, considerato che quasi il 99% dei viaggi e dei preventivi non si trasformava in lavoro. Il problema era che il cliente spesso contattava altre 10-20 aziende e decideva quasi esclusivamente sulla base del prezzo. Inoltre, i clienti non avevano la percezione di quanto potesse costare una stufa in ceramica e quindi anche un prezzo basso, sembrava altissimo, raffrontato con una normale stufa. Defrancesco ha quindi deciso di far muovere il cliente al suo posto: “portare il cliente in azienda, far vedere il luogo e il processo di costruzione, ha permesso una vera e propria svolta, per far capire il valore del prodotto”. Questo era un vantaggio competitivo che andava sfruttato e ha permesso di risparmiare tanto tempo da dedicare a se stesso e alla famiglia. Chiaramente tutto questo si affianca ad una innovazione continua e ad una competenza eccellente. Cosa vuol dire innovazione per chi fa stufe in ceramiche? Per es. vuol dire porsi domande nuove che nessuno si è posto prima e senza aspettare che te le chieda il mercato. A questo proposito Defrancesco racconta un aneddoto esemplare. Sapendo che ogni roccia riscaldata emette naturalmente una certa radioattività, ha analizzato, in collaborazione con l’Università di Trento, quale radioattività emettessero le stufe da lui prodotte. Ha quindi potuto certificare che la radioattività dei materiali è assolutamente nei limiti di legge e ha potuto rispondere, con dati scientifici inoppugnabili, alla domanda di una cliente che chiedeva informazioni proprio su questo aspetto. Il cliente è stato piacevolmente sorpreso e conquistato. Il caso di Defrancesco stufe è solo uno dei tanti esempi di imprese innovative.

La Sportiva, per esempio, un’altra delle aziende leader della valle, produce da oltre 80 anni scarpe per la montagna e in questi anni di crisi ha continuato ad aumentare i volumi di vendita, arrivando ad assumere oltre 30 persone nel 2012-14 . Trenta persone in più per un azienda di circa 200 dipendenti in uno degli anni peggiori dal punto di vista occupazionali!

Qualcuno potrebbe pensare che stiamo parlando di aziende troppo particolari: può essere comprensibile che un’azienda che produce scarpe d’arrampicata può essere avvantaggiata ad avere la produzione in un piccolo paese di montagna. Ma la classica azienda metalmeccanica? In Fiemme P.I.A.C.E ci sono anche queste imprese che, declinando i 5 fattori chiave in modo peculiare, resistono e crescono.
È il caso di Eurostandard, un azienda che produce raccordi in polietilene per acquedotti ed oleodotti. Quando Eurostandard partecipa alle fiere la titolare si sente sempre chiedere: “Ma perché siete in Val di Fiemme? Voi dovreste essere in Brianza, a Bergamo, non in montagna!” La titolare risponde che forse 20 anni fa ci potevano essere dei problemi logistici, ora invece, in 24/48 ore trasporti, comunque, tutta la tua merce da qualsiasi parte del mondo. Non cambia molto, da questo punto di vista, produrre in Val di Fiemme o a Verona o Bergamo. Mentre cambia molto per l’entusiasmo e l’orgoglio di chi ci lavora.

Ascoltando i racconti degli imprenditori di Fiemme P.I.A.C.E. emerge la percezione che esistano ancora infiniti spazi inesplorati per nuovi lavori e servizi, creando un senso di speranza e nuove possibilità per il futuro a cui non siamo più abituati. Le cronache dei giornali che parlano sempre e solo di crisi non solo testimoniano un dato di realtà che esiste ed è innegabile, ma rischiano di far percepire la crisi come inevitabile chiudendo nuovi spazi di pensabilità: queste testimonianze, invece, ci dicono che è possibile ripensare il mondo del lavoro in maniera inedita creando uno nuovo tipo di distretto: un distretto che coniuga in una sintesi originale di sviluppo imprenditoriale, valorizzazione dei talenti e rispetto per l’ambiente.

 

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