PMI in crescita a doppia cifra e multinazionali in crisi

Da qualche mese i media ed i politici ci comunicano che la produzione sta aumentando e che, di conseguenza, la crisi ormai dovrebbe essere superata. È vera questa cosa? Solo in parte.

Quello che non ci dicono, infatti, è che questi dati sono “aggregati”. Ovvero esprimono un valore generato complessivamente dalle aziende italiane, senza specificare l’aspetto più interessante: quello che sta realmente accadendo – come ha evidenziato anche Fabrizio Cotza in un bel post sul Linkedin – è che poche aziende stanno crescendo a doppia cifra (quindi ben più degli striminziti zero virgola qualcosa dei dati aggregati), mentre la maggior parte sta ancora soffrendo e continua ad essere a rischio.

Ma chi è che cresce maggiormente?

A dispetto di quanto si possa credere alcune PMI crescono molto più delle multinazionali.

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Nuove mappe per le imprese. Seminario per imprenditori e responsabili ad Alba (CN).

Per riflettere su quello che si sta facendo e aprire scenari inaspettati

C’è un disallineamento tra quanto la scienza sa e ciò che le imprese praticano. Ci sono tante scoperte delle scienze sociali – psicologia, neuroscienze, antropologia, filosofia, scienze della complessità ecc – che dimostrano tante cose su come siamo fatti e su come ci comportiamo, come apprendiamo, come motiviamo le persone, a quali condizioni possiamo creare qualcosa di nuovo e innovare.

Ebbene, spesso facciamo l’opposto. Non perché siamo stupidi o cattivi. A volte è proprio il buon senso o l’intuito che ci frega. Il buon senso era anche quello che ci faceva credere che la terra fosse piatta oppure che fosse il sole a girare intorno alla terra. Non sembra forse cosi?

Andiamo in giro con mappe dell’800 e ci meravigliamo che siamo confusi, che non troviamo le strade e fatichiamo a crearne di nuove.

Le nuove tecnologie, inoltre, sono solo uno strumento e non indicano nessuna strada. Abbiamo bisogno di nuove teorie, di nuove mappe, nuove conoscenze che ci aiutino a vedere ciò che ci circonda.

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Un premio per chi cerca di inventarsi un nuovo mondo

Una bellissima analisi di Luciano Martinoli cerca di comprendere come mai in borsa aziende che fanno soldi vedono l’azione scendere, chi ne perde e si indebita e la vede salire.

Il punto di vista da accogliere per comprendere questi fenomeni è l’esistenza, e la loro qualità, dei progetti di sviluppo.

Il mercato, l’economia, la società intera chiede alle aziende che hanno creato questo mondo – che sta morendo di una fisiologica perdita di senso (nulla è per sempre) – di inventarne un altro.

E la finanza premia chi cerca di inventarsi un nuovo mondo: https://lnkd.in/gbVi3SF .

Il paradosso del potere

Una sintesi dell’articolo di Annamaria Testa sul “perché le persone di potere badano solo a se stesse” e una riflessione per superare la situazione attuale.

“Che cosa frulla nella mente delle persone di potere? Ce lo domandiamo – e capita non di rado – quando i loro comportamenti ci appaiono contraddittori, o poco comprensibili, o così arroganti da essere difficili da sopportare. Un recentissimo articolo uscito sull’Atlantic ci invita a porci la domanda in termini più radicali: che cosa accade al cervello delle persone di potere?

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Content marketing (e non solo). Quando il maggiordomo è importante come il re.

Internet e i Big Data hanno dato la possibilità di realizzare un sogno che fino a qualche anno fa sembrava impossibile e cioè quello di una biblioteca potenzialmente infinita in cui poter cercare qualsiasi cosa; ma trovare una cosa in un catalogo infinito è impossibile: l’unico modo è inserire dei criteri per delimitare la ricerca e organizzare i dati per poterli poi trovare e utilizzarli.

A questo proposito Erika de Bortoli scrive su Linkedin:

Content is king. Quante volte s’è letto ormai? Se il contenuto regna sovrano, beh, non sottovalutiamo il maggiordomo.

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Dai cavalli alle comunità: evoluzione del ruolo manageriale

Condivido con piacere questo articolo di Alessandro Cravera che propone una interessante riflessione sul ruolo del Manager. Aggiungendo una divertente, ma non banale, spiegazione etimologica.

Competere nella complessità

kebio_maneggioQual è lo scopo di un manager nei confronti del proprio team? Si prendano ad esempio queste due differenti interpretazioni (Figura 1).

Figura 1 : Due interpretazioni del ruolo manageriale

ruolo manageriale

Di fronte a questa duplice visione di ruolo, i manager tendono a polarizzarsi. Vi sono alcuni che scelgono, senza alcun dubbio, la versione di sinistra, altri, altrettanto senza esitazione, quella di destra. Fanno quindi lo stesso mestiere ma, di fatto, compiono gesti e azioni molto differenti tra loro.

Una delle ragioni di questa eterogeneità risiede nel fatto che si tratta di un mestiere in transizione. Gestire un gruppo di persone oggi è molto diverso rispetto a venti, quaranta, cento o cinquecento anni fa. Tutti i mestieri hanno subito grandi evoluzioni nel corso degli anni. Tali cambiamenti sono stati però in larga parte generati dall’utilizzo di strumenti diversi, non hanno modificato lo scopo profondo della professione. Un costruttore di cattedrali del…

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Passare dai fatti alle parole

Molto spesso la lamentela più comune verso le classi dirigenti (imprenditoriali e non) è che faticano a passare dalle parole ai fatti. Il classico luogo comune dice che “predicano bene e razzolano male” o che “sono bravi solo a parole” ecc.

Sempre più spesso, invece, mi rendo conto che i fatti che accadono e la crisi di tante imprese (e della politica) è strettamente connessa proprio alle parole usate. I fatti cioè sono legittima conseguenza delle parole e del linguaggio usato: non c’è alcuno scarto.

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Parole vuote: “valorizzare i prodotti locali”

Molti progetti di sviluppo territoriale e turistico si pongono l’obiettivo di “valorizzare le produzioni locali”, ma un obiettivo come questo è troppo generico e non è sufficiente a indirizzare i comportamenti e le scelte strategiche in un’unica direzione. Questo è emerso in modo estremamente evidente in una ricerca finanziata dalla Camera di Commercio di Trento a cui ho collaborato.

Uno degli obiettivi della ricerca era cercare di capire il punto di vista di operatori e responsabili per capire se l’idea guida del progetto era condivisa: dalle interviste è emerso come il richiamo alla “valorizzazione del territorio e delle produzioni locali” fosse interpretato in modo totalmente diverso dai singoli attori coinvolti. Vediamo i quattro punti di vista emersi e le relative implicazioni.

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Magistratura e impresa: due sentenze (non banali) sul ruolo dell’impresa

Il 17 giugno 2017 il Corriere della Sera ha pubblicato la notizia che il tribunale di Milano ha dato il via libera al licenziamento di un amministratore delegato che creava profitti, ma demotivava i colleghi e «prevaricava ruoli e competenze».

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Le regole le fa il mercato. E il mercato chi lo fa?

La riflessione di questo post prende spunto dall’articolo “Le regole le fa il mercato, non l’azienda” di Cino Wang Platania pubblicato su SenzaFiltro a giugno 2017. L’articolo è ricco di spunti e sebbene ne condivida appieno il senso profondo, mi pare che alcune frasi siano “ambigue”.

Sono pignolo – lo riconosco – ma penso che l’uso delle parole sia molto importante e se davvero vogliamo cambiare il modo di fare impresa è fondamentale anche cambiare il linguaggio che usiamo per descrivere le nostre azioni.

Una delle frasi che non mi piace, per esempio, è “anticipare i bisogni dei clienti”.

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