La cooperazione deve essere impura, egoista, triste, e deve rendersi inutile.

Ho ritrovato questi “consigli” in una intervista che feci nel 2008 a Fabio Pipinato, in occasione dell’uscita del libro “Cooperazione: micro suggerimenti per essere / saper essere / saper fare Solidarietà Internazionale”?

Nonostante siano passati 9 anni, i temi che affronta sono sempre attuali e illuminano la nostra relazione con l’altro – sia esso vicino, collega, superiore, cliente – smontando luoghi comuni e usando parole nuove, spiazzanti, vere per parlare della identità, del conflitto, dell’ascolto, della scelta delle priorità, della progettazione, della formazione.

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Sapere cosa si sta facendo

Le imprese sono sempre più ossessionate dal tema delle misure (e del controllo), ma  di fronte a sistemi complessi come sono le organizzazioni il punto non è trovare nuovi protocolli o misure più attendibili, ma cercare nuovi linguaggi e nuove pratiche.

Ecco come affrontava il tema Karl Weick in uno dei più bei libri di Management: Organizzare. La psicologia sociale dei processi organizzativi.

In una pagina in cui descrive il pesce “mexican sierra”, mostra come la pratica della misurazione descriva solo una minima parte della realtà, forse la meno importante. E per farlo la trasforma, con un impatto tutt’altro che neutro!

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L’inadeguatezza del nostro sapere di fronte alle nuove sfide tecnologiche

Riporto in quest’articolo una sintesi dell’intervento di Stefano Tomelleri, professore associato all’Università di Bergamo, ad un seminario tenutosi a Trento nel 2006.

Sono passati oltre 10 anni, ma i problemi che tocca sono sempre più attuali; Tomelleri, infatti, racconta gli esiti sorprendenti di una ricerca sui problemi che la tecnologia pone ai medici nelle situazioni di fine vita.

Gli spunti di riflessione sono innumerevoli, non solo per chi direttamente si occupa di medicina, ma per tutti coloro che vogliono capire le sfide che le nuove tecnologie ci pongono: sfide che possono essere affrontate e gestite solo con nuovi linguaggi e nuovi modi di pensare che integrino i vari saperi; perché un problema tecnologico non può essere risolto esclusivamente con una nuova tecnologia.

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Cultura: prendersi cura

Studiare l’etimologia delle parole ci aiuta, perché ci dice cosa abbiamo perso di quella parola e che sarebbe importante ritrovare. Ecco una delle più belle definizioni di cultura tratta da “L’arte di essere fragili” di Alessandro D’avenia che, partendo dall’etimo latino, ci mostra un punto di vista inedito.

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Homer Simpson, padre irresponsabile

Questo articolo riprende alcuni degli spunti più significativi emersi durante un intervento formativo con gli studenti della terza media sul tema: “il conflitto tra adolescenti e genitori”.

Il seminario è di qualche anno fa, ma gli stimoli sono ancora attuali, non solo per chi si occupa di educazione, ma per tutti per coloro che nelle organizzazioni sono interessati alla formazione, al conflitto, alla relazione (la versione integrale dell’articolo è consultabile sul di Polemos alla pagina: http://www.studioakoe.it/polemos/doc_paper/86.html ).

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Un premio per chi cerca di inventarsi un nuovo mondo

Una bellissima analisi di Luciano Martinoli cerca di comprendere come mai in borsa aziende che fanno soldi vedono l’azione scendere, chi ne perde e si indebita e la vede salire.

Il punto di vista da accogliere per comprendere questi fenomeni è l’esistenza, e la loro qualità, dei progetti di sviluppo.

Il mercato, l’economia, la società intera chiede alle aziende che hanno creato questo mondo – che sta morendo di una fisiologica perdita di senso (nulla è per sempre) – di inventarne un altro.

E la finanza premia chi cerca di inventarsi un nuovo mondo: https://lnkd.in/gbVi3SF .

Che persone assumo?

Quando un imprenditore deve scegliere un direttore per la propria azienda c’è un problema ricorrente, di cui spesso non si coglie la potenziale pericolosità: assumere chi la pensa esattamente come lui (in particolare per i ruoli più importanti e delicati dell’azienda).

Alter Ego. Per facilitare i rapporti personali, per la speranza di una omogeneità di vedute, di una effettiva interscambiabilità di scelte e decisioni, per un comprensibilissimo bisogno di sicurezza e di tranquillità, l’imprenditore cerca nel manager, il suo clone, il suo “alter ego”.

Credo che molti considerino la cosa come logica e normale, ma cerchiamo di capire i pericoli e vincoli di questa scelta che, evitando di prendere in considerazione una figura sostanzialmente contrapposta, priva l’azienda di una grande opportunità: la complementarietà fra le figure di maggior rilievo dell’azienda.

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