Fissare #obiettivi chiari e misurabili (una riflessione critica)

Su Linkedin e su molta letteratura manageriale torna spesso il tema legato all’importanza di fissare obbiettivi chiari e misurabili come elemento fondamentale nella gestione di una organizzazione (MBO – Management by objective), legato sia alla motivazione del personale, sia alla possibilità di premiare i più meritevoli.

Sebbene questo modo di procedere sembri apparentemente condivisibile, è sempre più numerosa la letteratura sui limiti di questa pratica manageriale.

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Lo sceicco chiese al servo

Questo post nasce dalle riflessioni emerse dopo aver letto il bell’articolo di Vanessa Rizzo sul “problem solver”. Vanessa ne ha messo in luce, giustamente, le caratteristiche positive; a me piace aggiungere un ulteriore punto di vista e riflettere non solo sul #problem solving ma anche sul #problem setting.

Nel problem solving il problema è dato e tu devi trovare la soluzione, nel problem setting non c’è il problema, sei tu che lo poni. Nel primo caso devi trovare una risposta, nel secondo devi porre una domanda.

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Università, gli studi belli ma inutili

Propongo un mia riflessione in merito all’articolo di Stefano Feltri, pubblicato su ilfattoquotidiano.it il 17 agosto 2015 dal titolo: “Università, gli studi belli ma inutili e l’ascensore sociale bloccato.
Gli articoli di Feltri sono spesso stimolanti e provocanti, e quindi importanti. Ma, in questo caso, mi pare che semplifichi troppo, con tutti i pericoli delle eccessive semplificazioni.

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Fiemme PIACE: verso un nuova idea di distretto industriale

In questi anni di crisi è difficile riuscire a trovare aziende che crescono, assumono e valorizzano i talenti. Anche se sono poche, queste imprese esistono e testimoniano la possibilità di un nuovo modello di sviluppo che oltre a creare benessere e nuovi stimoli per i dipendenti nello stesso tempo valorizza tutto il territorio che le ospita.

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Il timore di influenzare l’altro: la negazione del conflitto della formazione.

Nel 2007 una lettera scritta da un gruppo di studenti del Liceo Spedalieri di Catania e la successiva risposta da parte dei docenti, aveva suscitato molto clamore, innescando un vivace dibattito a livello nazionale sul ruolo della scuola e su coloro che si occupano di educazione.

A 10 anni di distanza mi pare fondamentale riflettere ancora su un aspetto che mi pare centrale in quell’episodio: la negazione e il non riconoscimento della conflittualità nel processo di apprendimento.

Un tema che interessa non solo la scuola ma tutte le organizzazioni e le imprese che devono gestire situazioni di potere asimmetriche come capo/collaboratore e devono affrontare le sfide che la contemporaneità impone: prendere posizione; valorizzare le differenze; gestire il confronto tra autorità e autonomia.

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I criteri per la valutazione dei progetti. Un esempio di conflitto della conoscenza

Quando si parla di conflitto di solito si pensa ad uno scontro fra idee e posizioni contrapposte, ma esiste anche un tipo di conflitto che riguarda il nostro modo di conoscere e di apprendere, un conflitto che potremmo definire “conflitto della conoscenza”.

E’ un conflitto che nasce dall’ambiguità costitutiva del nostro modo di apprendere e che non è possibile mai eliminare.

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