PMI in crescita a doppia cifra e multinazionali in crisi

Da qualche mese i media ed i politici ci comunicano che la produzione sta aumentando e che, di conseguenza, la crisi ormai dovrebbe essere superata. È vera questa cosa? Solo in parte.

Quello che non ci dicono, infatti, è che questi dati sono “aggregati”. Ovvero esprimono un valore generato complessivamente dalle aziende italiane, senza specificare l’aspetto più interessante: quello che sta realmente accadendo – come ha evidenziato anche Fabrizio Cotza in un bel post sul Linkedin – è che poche aziende stanno crescendo a doppia cifra (quindi ben più degli striminziti zero virgola qualcosa dei dati aggregati), mentre la maggior parte sta ancora soffrendo e continua ad essere a rischio.

Ma chi è che cresce maggiormente?

A dispetto di quanto si possa credere alcune PMI crescono molto più delle multinazionali.

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Sapere cosa si sta facendo

Le imprese sono sempre più ossessionate dal tema delle misure (e del controllo), ma  di fronte a sistemi complessi come sono le organizzazioni il punto non è trovare nuovi protocolli o misure più attendibili, ma cercare nuovi linguaggi e nuove pratiche.

Ecco come affrontava il tema Karl Weick in uno dei più bei libri di Management: Organizzare. La psicologia sociale dei processi organizzativi.

In una pagina in cui descrive il pesce “mexican sierra”, mostra come la pratica della misurazione descriva solo una minima parte della realtà, forse la meno importante. E per farlo la trasforma, con un impatto tutt’altro che neutro!

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Che persone assumo?

Quando un imprenditore deve scegliere un direttore per la propria azienda c’è un problema ricorrente, di cui spesso non si coglie la potenziale pericolosità: assumere chi la pensa esattamente come lui (in particolare per i ruoli più importanti e delicati dell’azienda).

Alter Ego. Per facilitare i rapporti personali, per la speranza di una omogeneità di vedute, di una effettiva interscambiabilità di scelte e decisioni, per un comprensibilissimo bisogno di sicurezza e di tranquillità, l’imprenditore cerca nel manager, il suo clone, il suo “alter ego”.

Credo che molti considerino la cosa come logica e normale, ma cerchiamo di capire i pericoli e vincoli di questa scelta che, evitando di prendere in considerazione una figura sostanzialmente contrapposta, priva l’azienda di una grande opportunità: la complementarietà fra le figure di maggior rilievo dell’azienda.

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Il paradosso del potere

Una sintesi dell’articolo di Annamaria Testa sul “perché le persone di potere badano solo a se stesse” e una riflessione per superare la situazione attuale.

“Che cosa frulla nella mente delle persone di potere? Ce lo domandiamo – e capita non di rado – quando i loro comportamenti ci appaiono contraddittori, o poco comprensibili, o così arroganti da essere difficili da sopportare. Un recentissimo articolo uscito sull’Atlantic ci invita a porci la domanda in termini più radicali: che cosa accade al cervello delle persone di potere?

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Dai cavalli alle comunità: evoluzione del ruolo manageriale

Condivido con piacere questo articolo di Alessandro Cravera che propone una interessante riflessione sul ruolo del Manager. Aggiungendo una divertente, ma non banale, spiegazione etimologica.

Competere nella complessità

kebio_maneggioQual è lo scopo di un manager nei confronti del proprio team? Si prendano ad esempio queste due differenti interpretazioni (Figura 1).

Figura 1 : Due interpretazioni del ruolo manageriale

ruolo manageriale

Di fronte a questa duplice visione di ruolo, i manager tendono a polarizzarsi. Vi sono alcuni che scelgono, senza alcun dubbio, la versione di sinistra, altri, altrettanto senza esitazione, quella di destra. Fanno quindi lo stesso mestiere ma, di fatto, compiono gesti e azioni molto differenti tra loro.

Una delle ragioni di questa eterogeneità risiede nel fatto che si tratta di un mestiere in transizione. Gestire un gruppo di persone oggi è molto diverso rispetto a venti, quaranta, cento o cinquecento anni fa. Tutti i mestieri hanno subito grandi evoluzioni nel corso degli anni. Tali cambiamenti sono stati però in larga parte generati dall’utilizzo di strumenti diversi, non hanno modificato lo scopo profondo della professione. Un costruttore di cattedrali del…

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Parole vuote: “valorizzare i prodotti locali”

Molti progetti di sviluppo territoriale e turistico si pongono l’obiettivo di “valorizzare le produzioni locali”, ma un obiettivo come questo è troppo generico e non è sufficiente a indirizzare i comportamenti e le scelte strategiche in un’unica direzione. Questo è emerso in modo estremamente evidente in una ricerca finanziata dalla Camera di Commercio di Trento a cui ho collaborato.

Uno degli obiettivi della ricerca era cercare di capire il punto di vista di operatori e responsabili per capire se l’idea guida del progetto era condivisa: dalle interviste è emerso come il richiamo alla “valorizzazione del territorio e delle produzioni locali” fosse interpretato in modo totalmente diverso dai singoli attori coinvolti. Vediamo i quattro punti di vista emersi e le relative implicazioni.

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Magistratura e impresa: due sentenze (non banali) sul ruolo dell’impresa

Il 17 giugno 2017 il Corriere della Sera ha pubblicato la notizia che il tribunale di Milano ha dato il via libera al licenziamento di un amministratore delegato che creava profitti, ma demotivava i colleghi e «prevaricava ruoli e competenze».

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Gli albergatori e la maledizione del radiale

Qualche giorno fa Luciano Martinoli ha pubblicato un bellissimo articolo intitolato “La maledizione del radiale” a dimostrazione della valenza strumentale della tecnologia, troppo spesso spacciata come risolutrice di tutti i mali aziendali (Industry 4.0. digitalizzazione delle banche, ecc.).

Cos’è la maledizione del radiale di cui parla Martinoli?

Il radiale è un pneumatico, inventato dalla Michelin, che durava più del doppio di quelli precedenti. Ma non è che la gente ha cambiato le abitudini di guida e si è messa a fare più km. Il risultato è che questa invenzione, in pochi anni, ha messo in crisi il settore dei pneumatici perché le vendite sono crollate.

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La Cappella Sistina fu dipinta da uno scultore

Si parla sempre più spesso del fatto che la diversità di visioni e di esperienze siano un valore e del fatto che un candidato non debba “necessariamente” provenire dal business specifico dell’azienda per cui stai facendo la ricerca.

A sostegno si questa tesi ci sono numerose ricerche che confermano come il pensiero laterale o il “thinking out of the box” sia una competenza fondamentale da utilizzare nelle procedure di selezione, ma senza rivolgersi ai soliti “americanismi” è sufficiente ricordare come l’autore della Cappella Sistina, capolavoro invidiatoci da tutto il mondo, sia stata fatta da uno scultore, Michelangelo Buonarroti, non da un pittore.

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Le regole le fa il mercato. E il mercato chi lo fa?

La riflessione di questo post prende spunto dall’articolo “Le regole le fa il mercato, non l’azienda” di Cino Wang Platania pubblicato su SenzaFiltro a giugno 2017. L’articolo è ricco di spunti e sebbene ne condivida appieno il senso profondo, mi pare che alcune frasi siano “ambigue”.

Sono pignolo – lo riconosco – ma penso che l’uso delle parole sia molto importante e se davvero vogliamo cambiare il modo di fare impresa è fondamentale anche cambiare il linguaggio che usiamo per descrivere le nostre azioni.

Una delle frasi che non mi piace, per esempio, è “anticipare i bisogni dei clienti”.

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