Ossessionati dalle misure

“Ossessionati dalle misure, è così che ci siamo ridotti. Taglie, altezze, pesi, voti, resoconti”.

Quello che scrive Stefania Zolotti nell’Editoriale n. 49 di SenzaFiltro pone l’accento su un problema centrale delle organizzazioni.

Di fronte alla crisi i manager sono sempre più ossessionati dal numero e dalle misure, ma questo non risolve il problema anzi nè la causa. Non si tratta di trovare un un sistema per misurare in modo diverso, ma semplicemente è necessario buttare i numeri.

Quando mi relaziono con una persona o con una organizzazione non sto misurando, ma genero qualcosa che non esisteva.

Quindi costruiamo un altro linguaggio e abbandoniamo la parola “misurazione” che ha senso solo in sistemi di fisica classica dove conosciamo tutte le variabili e l’interferenza del misuratore è trascurabile.

Sull’insensatezza delle misurazioni “scientifiche” applicate a sistemi umani consiglio anche la lettura di questo post di Francesco Zanotti: http://balbettantipoietici.blogspot.it/2017/05/la-scienza-bistrattata-milano.html . Zanotti prende spunto da una frase del sindaco Sala, per sottolineare come la misurazione “scientifica”, sia comunque sempre intrisa di soggettività.

“Per misurare scientificamente un qualunque aspetto di una realtà complessa come una città, dobbiamo sapere come è fatta. Dobbiamo scegliere un modello di quello che vogliamo misurare. Ora, a meno che la cosa da misurare non sia il numero di scarpe del sindaco, in ogni sistema complesso la scelta di un modello per descriverlo è assolutamente soggettiva e non oggettiva. Cioè: la prima soggettività emerge nella scelta delle cose da misurare. Poi dobbiamo scegliere un’unità di misura e definire il processo di misura. Ed anche qui, soggettività a palla…”.

In conclusione non si tratta di trovare metodi per misure e numeri più affidabili. Si tratta di buttare a mare i numeri e fare altro. Per esempio mobilitare e non misurare le persone, valorizzarle e non valutarle, proporre sogni e non obiettivi da realizzare.

La lezione di Tesla (anche per le PMI italiane)

Qualche giorno ha fatto scalpore la notizie che Tesla ha superato in Borsa Ford e GM è ed l’industria automobilistica con maggior capitalizzazione.

E questo nonostante i numeri siano tutt’altro che rilevanti: 7 miliardi di dollari e perdite per 700 milioni laddove i titolati concorrenti, GM, FORD e FCA, hanno fatturato tutti più di 100 miliardi con un utile complessivo di oltre 10.

Alcuni parlano di semplice bolla finanziaria, altri invece, tra cui il New York Times, sottolineano il carattere “imprenditoriale” di Tesla. Per questi ultimi, infatti, non conta il passato, ovvero ciò che ha fatto finora Tesla in termini di fatturato, utili/perdite, auto vendute, ma ciò che sta dimostrando di poter fare in futuro . Continua a leggere “La lezione di Tesla (anche per le PMI italiane)”

Il cannocchiale di Galileo e l’industria 4.0

Le scoperte astronomiche che fece Galileo all’inizio del ‘600 con il suo cannocchiale ci dicono molto sulle sfide che le nuove tecnologie pongono alle imprese. Proviamo a vedere perché.

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Seminario per imprenditori a Trento, 12 giugno 2017

Posso crescere e guadagnare senza preoccuparmi della #competitività (cioè del prezzo)? In che senso devo essere competitivo? Apple – che vende smartphone e pc ad un prezzo doppio rispetto ad altri – può insegnare qualcosa anche a me, piccolo imprenditore? Quali sono i miti da sfatare nel lavoro? Cioè cosa facciamo solo per “abitudine” o per “senso comune” e non perché veramente funziona? Continua a leggere “Seminario per imprenditori a Trento, 12 giugno 2017”

La domanda dell’imprenditore

Raccogliendo varie testimonianze di imprenditori, mi sono accorto che un problema diffuso di molte aziende è dato dal fatto che gli imprenditori faticano a descrivere in modo chiaro e preciso quello che fanno. Detto in altre parole non sanno esattamente qual è il loro lavoro, al di là di parole generiche che possono voler dire tutto e il contrario di tutto.

Provo a spiegarmi meglio con un esempio.

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L’organizzazione non è una macchina

In questo post mi piace riflettere sulla metafora meccanicistica: una delle più usate quando ci riferiamo all’impresa, se pensiamo ad espressioni come “la macchina deve ripartire”, “qualcosa si è inceppato”, “il motore dell’azienda”, “la macchina burocratica”, “l’organizzazione gira come un ingranaggio perfettamente oliato” ecc.

La metafora ha un ruolo importante e diversi studi mostrano come eserciti una influenza sul mostro modo di pensare e concepire il mondo. Da una parte ci permette di capire cose importanti dall’altra è sempre fuorviante perché incompleta e falsa.

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Il ruolo del conflitto nell’innovazione

Ancora l’ennesimo post sull’innovazione. Scusate, ma mi pareva importante precisare un aspetto, considerando che spesso vengono citati i casi relativi alla nascita Post It e la scoperta della penicillina, a supporto del ruolo del caso nell’innovazione. Con conseguente corollario, più o meno implicito, sull’impossibilità assoluta di un metodo per innovare.

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Il nuovo #ruolo del Capo

Uno dei libri più profondi e importanti letti ultimamente è “Per comprendere #Lhumann. Una necessità per le classi dirigente” di Hans George Moeller che contiene l’appendice di Francesco Zanotti “Oltre Lhumann, per costruire un nuovo sviluppo”.

A proposito di motivazione, organizzazione e cambiamento, Zanotti scrive una pagina che ho trovato esemplare e mi piace condividere.

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Dialogo sulla #competitività

Il dialogo riporta una conversazione che ho avuto qualche mese fa con il responsabile di una Azienda per il Turismo sul tema della competitività, in occasione della preparazione di un convegno in Provincia di Trento.

Il tema può interessare non solo chi si occupa di turismo ma tutti coloro che si occupano di imprenditorialità.

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Fissare #obiettivi chiari e misurabili (una riflessione critica)

Su Linkedin e su molta letteratura manageriale torna spesso il tema legato all’importanza di fissare obbiettivi chiari e misurabili come elemento fondamentale nella gestione di una organizzazione (MBO – Management by objective), legato sia alla motivazione del personale, sia alla possibilità di premiare i più meritevoli.

Sebbene questo modo di procedere sembri apparentemente condivisibile, è sempre più numerosa la letteratura sui limiti di questa pratica manageriale.

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