Kodak inventò la fotocamera digitale già nel 1973, ma decise di non produrla

Questa è una di quelle storie da film che ogni tanto emergono dal mondo tech e raccontano di uomini e macchine, visioni e cecità, innovazioni e destini che cambiano.

Si sa che Kodak andò in crisi con l’avvento della macchina digitale; meno famoso è il fatto che fu la stessa Kodak a inventarla nel 1973, ma decise di tenerla nascosta per non mettere in discussione il business delle pellicole.

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Cellule e team building: perché la formazione motivazionale è inutile e dannosa

Qualche giorno fa Massimo Targa su Il Sole 24 ORE ha pubblicato un bell’articolo dove sottolineava la deriva del tema building e di tutti i corsi motivazionali: camminate su carboni ardenti, orienteering, corde alte, rafting e vela, rugby ecc. Non c’è azienda che, per ri-motivare, ri-ingaggiare, ri-allineare, ri-formare le proprie persone, non si sia lasciata prendere la mano  con le proposte più varie per rafforzare la motivazione e la passione dei propri manager e dipendenti.

Tuttavia sarebbe quanto meno opportuno chiedersi se tali esperienze formative siano sempre utili, efficaci, mirate e necessarie.

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La formazione per macchine banali

Sul sito di una delle più grandi agenzie di lavoro interinale ho trovato questa frase sul tema “FORMAZIONE” che mi ha lasciato stupefatto (non è importante citare l’azienda, ma riflettere sugli impliciti di questa idea di formazione).

Il nostro team composto da esperti in materia, leader di pensiero, formatori di livello mondiale e designer, incrementa il valore della nostra offerta attraverso un ricco set di soluzioni di apprendimento basato sulla ricerca, garantendo il raggiungimento degli obiettivi“.

Cioè questa azienda garantisce il raggiungimento degli obiettivi in un percorso di formazione!!! Ma come si fa a garantire il raggiungimento degli obiettivi parlando di formazione?

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Superpolli? No grazie. Archiviamo le gerarchie lavorative.

Spesso la gestione delle imprese adotta il cosiddetto “modello del superpollo“, un sistema incentrato su impiegati superstar che si distinguono per prestazioni migliori rispetto agli altri.

Tuttavia, non è questo il principio-guida dei gruppi di lavoro che conseguono i risultati migliori.

Questo video, con uno stile davvero accativante, è un ripensamento radicale di ciò che spinge l’uomo a dare il meglio di sé sul lavoro e del significato della parola ‘leader’.

Margaret Heffernan dice cose che dovrebbero essere banali. Invece sono, ancora, rivoluzionarie. Sempre più rivoluzionarie. Perché il mondo, e le imprese, sembra che continuino a privilegiare i superpolli. Con le conseguenze che vediamo ogni giorno.

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Il coraggio di riflettere: Sherlock Holmes, Don Milani, Warren Buffet.

Qualche giorno fa su Linkedin, Giorgio Barbetta ha scritto un articolo ricco di stimoli dal titolo provocatorio: “Chi ha il coraggio di riflettere?”. L’articolo di Barbetta prende spunto da un dialogo tra Bill Gates e Warren Buffet (uno dei più grandi investitori di sempre e secondo uomo più ricco del mondo).

“In uno scambio di battute – scrive Barbetta – si evince una cosa formidabile: la risorsa fondamentale di Warren, che preserva come la cosa più preziosa, è il tempo.

E per dimostrarlo fa uscire dalle sue tasche una agendina classica dove trascrive i suoi appuntamenti. La passa a Bill che apre la stessa e si posiziona alla settimana corrente facendo notare una cosa sconvolgente:

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Neuroscienze e conflitto

Il seguente post è una sintesi di un precedente articolo di Ugo Morelli che esaminava il rapporto fra gli studi e le ricerche in corso nel campo delle neuro-scienze e nel campo del conflitto. In particolare, lasciando stare i tecnicismi, mi pareva fondamentale riprendere alcune domande:

  • Cosa c’entrano i neuroni con il tema del conflitto?
  • La scoperta dei “neuroni specchio” che contributo può portare alla scienza dei conflitti?
  • Perché questi studi dimostrano l’impossibilità di un “Manuale per la risoluzione dei conflitti”?

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“Impari da Platini”

Sul ruolo del consulente chiamato a risolvere e gestire problematiche relazionali, mi piace ricordare un aneddoto su Edgar Morin citato da Ugo Morelli.

In un seminario di formazione per formatori e consulenti, Morelli rifletteva sul ruolo del consulente o dell’esperto chiamato a risolvere situazioni conflittuali e sottolineava come fosse fondamentale, ancora più della competenza tecnica del consulente, il processo che veniva attivato.

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